Conto corrente conviene ancora? Ecco le alternative

28 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – L’effetto Cipro tarda a scemare, e lo spauracchio del prelievo forzoso fa ancora leva su molti correntisti anche in Italia. Lo si è detto in tutte le salse: nonostante le provocazioni arrivate da alcune banche private tedesche, tutte le autorità europee hanno categoricamente smentito che la cura applicata a Nicosia possa essere somministrata anche da noi. Aprire un conto corrente è un’operazione non solo consigliata per la gestione quotidiana delle proprie finanze, ma anche del tutto sicura.

Per gli irriducibili del terrore, per tutti quelli che temono per le sorti dei risparmi custoditi in conti deposito e conti correnti, o più semplicemente per chi ha una bassa e poco frequente operatività bancaria, esistono delle alternative meno impegnative, ma a volte non proprio adatte per le stesse finalità.

Se la carta conto, ad esempio, è una buona scelta in sostituzione del conto, non altrettanto si può dire per libretti postali e buoni fruttiferi, in quanto si tratta di prodotti più vocati per il risparmio che per l’accredito dello stipendio e i bonifici. Il loro principale difetto, infatti, rispetto ai servizi offerti dal conto corrente è che non sono dotati di un codice Iban. Questo impedisce di versare dei soldi se non recandosi fisicamente allo sportello, e non consente, ovviamente di effettuare bonifici.

Il loro pregio, però, è la sicurezza: sono garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, cioè dallo Stato. Garantiscono anche la maturazione di interessi, ma di solito non si tratta di somme altissime (non più del 3% lordo attualmente).

La carta conto, invece, si rivela un prodotto interessante, perché coniuga i vantaggi operativi del conto corrente con la versatilità di una prepagata. Può ricevere l’accredito dello stipendio, può disporre bonifici, può essere gestita online, e non può andare in rosso, perché non sono autorizzati pagamenti superiori alla giacenza. In più, non sono soggette all’imposta di bollo anche se contengono più di 5 mila euro. L’unico difetto è che non hanno alcuna “rete di sicurezza“: il Fondo Interbancario di Tutela di Depositi garantisce fino a 100 mila euro i conti correnti e i conti deposito, ma non le carte conto.

Se proprio non ci si fida del sistema bancario italiano, si possono depositare i propri soldi in un conto estero non appartenente all’Eurozona, purché regolarmente denunciati nel modello Unico (quadro Rw) per la dichiarazione dei redditi. Ma siete proprio sicuri che ne valga la pena?

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