Consiglio europeo, distanze ancora ampie. Domani la giornata-chiave

17 Luglio 2020, di Alberto Battaglia

Dalla prima giornata del Consiglio europeo, dedicato al negoziato sul Recovery Fund e sul nuovo budget Ue, trapelano ancora le persistenti distanze che dividono gli stati membri sulla forma che dovrebbe assumere la solidarietà europea post-covid.

Secondo alcune fonti vicine ai negoziati citate dall’agenzia Ansa, rimangono ampie le discordie sugli aspetti legati alla governance del Recovery Fund, sul volume e l’equilibrio tra sussidi e prestiti a beneficio dei Paesi colpiti dalla pandemia e sulle correzioni al Bilancio 2021-2027.
La componente più più rilevante del recovery plan, la cosiddetta Resilence and Recovery Facility da 560 miliardi, 310 miliardi di trasferimenti a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti non sarebbe stata oggetto di “attacchi” da parte degli stati membri più scettici. Tuttavia, “sono state presentate varie opzioni per la riduzione del tetto del Bilancio e dei sussidi (190 miliardi)”.

La proposta-Michel sul tavolo

Per quanto riguarda la governance del Recovery fund, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, aveva presentato la seguente proposta appena una settimana fa. I vari stati sarebbero chiamati a presentare piani di ripresa e resilienza per il 2021-2023, in linea con il semestre europeo. Tali proposte sarebbero successivamente valutate dal Consiglio dell’Ue a maggioranza qualificata su proposta della Commissione europea. Tale impostazione, rispetto al progetto originale che vedeva la Commissione in posizione di “giudice” offre un maggiore controllo diretto da parte degli stati membri, in merito alla credibilità dei piani presentati dagli altri Paesi (nel Consiglio siedono direttamente i ministri dei governi nazionali).

Per quanto riguarda le condizionalità, la proposta Michel prevede anche un vincolo al rispetto dei valori europei al rule of law: due elementi che hanno fatto inalberare Ungheria e Polonia, entrambe guidate da partiti di impronta ultra-conservatrice e, per loro stessa definizione, “illiberale”.

Si entra nel vivo solo domani

Nella giornata di oggiverrà analizzata la proposta del presidente del Consiglio europeo, ma soltanto domani, 18 luglio, verranno messe sul tavolo nuove proposte da parte degli stati membri. Da quanto emerso finora, sembrano ancora poche le chance di arrivare a un accordo nel giro del weekend. Lo stesso premier olandese, Mark Rutte, capofila dei quattro Paesi frugali, aveva messo in chiaro che le possibilità di concludere il negoziato sarebbero state inferiori al 50%. Per l’Olanda e gli altri Paesi più scettici è cruciale garantire un sistema di condizionalità che garantisca che i fondi arrivino soltanto in cambio della realizzazione dei piani di riforma proposti.

“Sono convinto che con coraggio politico sia possibile raggiungere un accordo”, ha dichiarato il presidente Michel, “abbiamo lavorato duramente per preparare questo vertice e so che sarà difficile: non si tratta solo di soldi ma di persone, del futuro dell’Europa, della nostra unità”.