Commissione Ue: “Imu, Chiesa paghi arretrati dal 2006”

23 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Siamo al “braccio di ferro” tra Commissione europea e governo italiano sull’applicazione dell’Imu agli immobili della Chiesa cattolica e degli enti non profit ad uso commerciale. Lo scrive oggi il quotidiano Milano Finanza, che rivela gli ultimi sviluppi della vicenda.

Per molti mesi proprio le gerarchie ecclesiastiche hanno fatto opposizione, mentre sull’Italia pendeva un contenzioso in sede di Commissione europea per le distorsioni nella concorrenza causate da certi privilegi. Mario Monti aveva manifestato l’intenzione di ripristinarla, ma la macroscopica anomalia perdura. Mentre in paesi come la Spagna la questione viene affrontata, nel nostro paese si è tracchegiato. E ora i contribuenti italiani corrono seriamente il rischio di dover pagare una multa salatissima.

Proprio Milano Finanza aveva rivelato che l’esecutivo non aveva ancora approntato la necessaria regolamentazione, rischiando di azzerare l’iter della normativa. Colto in castagna, il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, aveva promesso di rimetterci mano. Ma il Consiglio di Stato ha poi bocciato il decreto attuativo, perché andava oltre le competenze ministeriali. Tra i punti dubbi, proprio quello della definizione di immobile a scopo commerciale, o parzialmente commerciale: ovvero una situazione non rara tra le strutture della Chiesa cattolica, di gran lunga la più grande proprietaria immobiliare del paese.

Ora, in base a quanto riporta il quotidiano economico, si scopre che proprio la Commissione sta intimando all’Italia di far pagare a tutte le associazioni e confessioni religiose le somme eluse dal 2006. Ciò interessa realtà svariate come fondazioni, Chiesa cattolica, partiti e sindacati. E la somma che manca all’appello ammonta, secondo le stime, a circa un miliardo di euro. Per il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, circa 200 milioni di euro l’anno: dal 2006, si arriva a 1,2 miliardi.

La norma sull’Imu attualmente in vigore, continua il giornale, poiché impone l’obbligo del versamento dell’imposta a partire dall’anno fiscale 2013, “si presenta quasi come un condono”. “È infatti dal 2006 che vigono in Italia le regole che stabiliscono che gli enti non profit debbano comunque pagare l’imposta sui loro immobili che hanno un utilizzo «meramente commerciale»”.

Se l’Italia ritardasse nel ripristinare per tutti gli enti che svolgono attività commerciale il pagamento della tassa, potrebbe dunque subire le sanzioni europee. Gli esperti di Bruxelles ritengono inoltre che questi enti debbano pagare anche gli arretrati dal 2006 al fine di ripristinare condizioni equilibrate di mercato, visto che già da quell’anno la normativa era stata modificata e imponeva la tassa per gli immobili con attività commerciali.

“Il dubbio, che hanno anche a Bruxelles, è che si nasconda una sanatoria nemmeno troppo velata in questa scelta del governo Monti”, rincara il quotidiano. E questo “mentre milioni di cittadini verranno nuovamente spremuti prima di Natale solo per il fatto di possedere la casa – magari unico bene di famiglia – è grottesco e per certi versi disarmante scoprire che già c’erano le leggi per la compartecipazione al gettito di enti religiosi e non”.

Nonostante gli allarmismi che lanciano, le chiese e i vari enti non sarebbero costretti a pagare alcunché. Per l’esenzione infatti è necessario che gli immobili abbiano un uso totalmente non commerciale (ad esempio, un luogo di culto, o una mensa per i poveri).

L’Uaar, come sta già facendo da parecchi mesi ormai, invita fermamente il governo a provvedere presto a risolvere una questione che ormai si trascina in maniera imbarazzante. Occorre mettere finalmente in soffitta uno dei più macroscopici privilegi di cui gode la Chiesa cattolica. In un momento di crisi, tagli e sacrifici per i cittadini, questo sarebbe davvero un gesto di serietà ed equilibrio da parte di un governo che si proclama ‘tecnico’. A meno che non preferisca passare alla storia come il governo ’clerical-tecnico’.

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