Citigroup: “la più grande scommessa contrarian del mondo”

7 Ottobre 2016, di Laura Naka Antonelli

NEW YORK (WSI) – È la più grande scommessa di trading “contrarian” del mondo. E a dare la definizione a questa strategia di investimento era stata essa stessa, la banca americana Citigroup, lo scorso 19 settembre. In quell’occasione, Citigroup aveva tuttavia lasciato invariato l’outlook di tale settore a neutral. Oggi, invece, consiglia agli investitori di essere “overweight” sul comparto.

Il comparto è quello delle banche europee: basta limitarsi a dire questo per capire il motivo per cui la scommessa sia contrarian. Ma Citigroup ha deciso di diventare rialzista in quanto, secondo i calcoli effettuati dalla sua divisione di ricerca sull’azionario, i titoli delle banche europee non sono mai stati così convenienti rispetto a quelli delle banche americane.

Così, stando a quanto riporta Jonathan Stubbs, responsabile della divisione di Citigroup, in una nota:

“Le banche dell’area euro e quelle del Regno Unito hanno sono le cinque combinazioni di regioni/settori che hanno performato peggio negli ultimi 10 anni, rispetto alle 285 combinazioni totali che monitoriamo”. Basti pensare a Deutsche Bank, il cui titolo era scambiato a un valore di 102 euro circa nel 2007, e che al momento oscilla attorno a 10 euro, in flessione di ben il 45% dall’inizio dell’anno.

Citigroup non ha fatto il nome di Deutsche Bank, ma tra i suoi titoli preferiti spiccano BBVA, Standard Chartered, Danske, KBC, BNP, ING e Intesa SanPaolo.

Il colosso di Wall Street ritiene inoltre che la ripresa dovrebbe interessare, in particolare, le banche europee che hanno una esposizione verso i mercati emergenti.

Ma come spiega, Citigroup, la nota rialzista sul settore? Nel report si parla di rischi inferiori dei ‘debiti sovrani; di rischi inferiori per le stesse banche di un contesto tutto sommato positivo per le ‘commodities e di una crescita più “sincronizzata” nel mondo.

Certo, sembra che Citigroup non sia eccessivamente preoccupata dai crediti deteriorati del sistema finanziario europeo che invece allarmano l’Fmi, così come pure dai continui alert sulla droga del QE inaugurata dalle banche centrali, o dai tassi rasoterra o negativi e da tutte le sfide macroeconomiche a cui fa fronte il mondo intero, che tengono invece ben svegli gli operatori di mercato. Non sembra temere neanche l’eventuale effetto domino di banche europee come MPS o Deutsche Bank.