Cina, ministro: se Usa vogliono guerra, “combatteremo fino alla fine”

3 Giugno 2019, di Mariangela Tessa

Dopo un mese di maggio che ha visto 3 mila miliardi uscire dalle Borse internazionali, le rinnovate tensioni commerciali rischiano di compromettere la performance dell’azionario. La Cina ha minacciato nuovamente gli Usa su più fronti. Il ministro cinese della Difesa Wei Fenghe ha detto che se Trump vuole la guerra, i cinesi “combatteranno fino alla fine”. Pechino ha inoltre avvertito i propri studenti circa i “rischi di studiare in America”.

Secondo Kit Juckes, strategist globale di Societe Generale, la guerra commerciale sarà il catalizzatore principale dei mercati finanziari a inizio giugno. In caso di nuove escalation dei dazi, poi, Morgan Stanley avverte del pericolo di una recessione entro un anno. Secondo la banca gli investitori stanno sottovalutando i rischi per l’economia dei nuovi dazi Usa contro la Cina.

Libro bianco Cina sui dazi: non hanno aiutato economia Usa

Con il dialogo commerciale tra Cina e Stati Uniti è entrato in una fase di stallo, Pechino è uscita allo scoperto con la pubblicazione del libro bianco sul contenzioso commerciale con Washington. Un rapporto che fa il punto sulla stato delle relazioni tra i due paesi e lancia allo stesso tempo un avvertimento: la guerra commerciale non ha “fatto di nuovo grande l’America”, usando lo slogan di Donald Trump, ma ha danneggiato l’economia Usa.

Il rapporto rimarca che

“la sovranità e la dignità di un Paese devono essere rispettate e qualsiasi accordo raggiunto dalle due parti deve basarsi su uguaglianza e beneficio reciproco”.

La Cina, ad ogni modo, vuole “una soluzione attraverso il dialogo, ma non accetterà compromessi sui principi primari”.

I dazi americani non hanno dato slancio all’economia. Invece, l’hanno seriamente danneggiata”, sottolinea il rapporto, finalizzato a contrastare i richiami di Donald Trump alle difficoltà accusate da Pechino. Negli Usa, invece, sono saliti “i costi della produzione e i prezzi al consumo minacciando la crescita dell’economia”. La rottura dei colloqui sono da “addebitare solo e interamente agli Usa” per il continuo cambio di richieste e le accuse “incaute”.

Durante il fine settimana intanto sono entrate ufficialmente in vigore le nuove tariffe, annunciate da Washington il 10 maggio, e in rappresaglia da Pechino il 13 maggio scorso. La Cina ha confermato l’imposizione di tariffe dal 10% al 25% su 60 miliardi di dollari di merci made in Usa mentre contemporaneamente sono scattate  le tariffe decise dagli Stati Uniti al 25% su 200 miliardi di dollari di merci made in China.

Allarme banche d’affari sulla crescita

Per gli analisti di Morgan Stanley, la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti rischia di portare l’economia mondiale in recessione in meno di un anno. È quanto si legge in una nota della banca:

“Gli investitori sono generalmente del parere che la disputa commerciale potrebbe durare più a lungo, ma sembrano trascurare il suo potenziale impatto sulle prospettive macro globali”, ha scritto Chetan Ahya, capo economista della banca d’investimenti, aggiungendo che che l’esito della guerra commerciale al momento “è molto incerto”, ma ha avvertito che se gli Stati Uniti aumenteranno le tariffe di un ulteriore 25% “potremmo finire in una recessione tra tre trimestri“.

Per prendere atto delle conseguenze delle tensioni Usa-Cina, gli analisti di Goldman Sachs hanno tagliato le stime sul Pil Usa del secondo trimestre, portandole a 1,1% da +1,3%. La banca Usa non esclude inoltre un possibile taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.