Centro Europa Ricerche contro il Mes: “Sbagliato non escludere ristrutturazioni del debito”

27 Novembre 2019, di Alberto Battaglia

Il trattato sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes) non cambierebbe in modo profondo con la riforma assai discussa negli ultimi giorni, ha ripetutamente affermato il ministro dell’Economia. Eppure, l’introduzione – ora esplicita – di alcuni stringenti criteri cui sarebbe condizionata l’erogazione dei prestiti (o meglio, di una delle tipologie previste) continua a suscitare perplessità. L’Italia, si teme, in caso di bisogno dovrebbe concordare con il Mes la linea di credito “di serie B”, quella che prevederebbe condizioni rafforzate: un Memorandum d’intesa che includa correttivi economici.
Il Centro Europa Ricerche, un centro studi di economia applicata presieduto da Vladimiro Giacché, ha presentato ieri il suo rapporto sull’Europa 2019 esprimendo un giudizio severo sul Mes (il passaggio della conferenza dedicata al Mes nel video in basso).

“L’Italia paga per interessi circa il doppio di quanto non spenda per investimenti pubblici e ha quindi la massima necessità di rientrare su un sentiero di riduzione del debito pubblico. La riforma del Mes non sembra però essere un meccanismo facilitatore in tal senso”, segnala il Cer. “Al contrario così come sono stati predisposti, gli strumenti di assistenza finanziaria sembrano poter innescare una nuova crisi del debito, perseverando in tal modo nei gravi errori del 2011-2012. Non deve essere sottovalutato il rischio che il nostro o altri paesi possano cioè incorrere in una crisi ‘regulation driven’, come fu per esempio con l’introduzione del bail-in bancario, che determinò per il sistema italiano una perdita di capitalizzazione di 46 miliardi”.

In particolare, il Mes “prevede una distinzione ex ante fra una linea di credito precauzionale e una a condizioni rafforzate: la prima sarebbe concessa laddove risultino rispettate una serie di condizioni (qui i dettagli), fra le quali l’avere un debito pubblico sostenibile; la seconda sarebbe invece riservata, ma meglio sarebbe dire ‘inflitta’, ai paesi che non possano fregiarsi di condizioni economiche e finanziarie solide”. Viene contestata una distinzione” dall’origine fra buoni e cattivi, e non è difficile immaginare dove verrebbe collocata l’Italia, attesi gli indicatori proposti”.

Secondo il direttore del Cer, Stefano Fantacone, le condizioni stringenti del Mes che non escludono la possibilità di una ristrutturazione del debito impongono una riflessione sulla solidarietà europea. “Se le condizioni sono queste, perché non chiedere gli aiuti direttamente al Fondo monetario internazionale”, anziché al Mes, si interroca Fantacone. “Penso che un meccanismo di solidarietà intraeuropeo dovrebbe escludere l’ipotesi di ristrutturazione, non contemplarla fra le eventualità: a quel punto i mercati inizierebbero a scontarla”. La riforma del Mes pur non introducendo l’ipotesi di ristrutturazione del debito (che già c’era) fallirebbe sicuramente nel proposito di allontanarla.

Fantacone ha poi criticato la tesi espressa più volte dal ministro Gualtieri sul fatto che l’Italia non avrà mai bisogno del sostegno del Mes, in quanto solida dal punto di vista finanziario. “Se non ne ha bisogno l’Italia, quale altro Paese dovrebbe averne mai bisogno del Mes? E’ l’Italia è il Paese col debito più elevato [in Europa]. Perché destinare 125 miliardi a un meccanismo che potrebbe escluderci fra i beneficiari?”.