Cambio della guardia in UE e BCE: trattative tese a Bruxelles

28 Maggio 2019, di Daniele Chicca

Dopo che i cittadini europei hanno parlato, con un voto per la verità molto frammentario, tocca alle autorità rispondere. I leader dei principali stati membri dell’Unione Europea si incontrano oggi a Bruxelles per decidere chi piazzare nelle più alte cariche dell’area.

Dopo aver salvato l’euro da un decennio di crisi, Mario Draghi sta per prendere la via d’uscita. Prima ancora della dipartita dell’italiano a ottobre, toccherà al capo economista della banca Peter Praet, che sarà sostituito questo mese dall’irlandese Philip Lane. L’estate scorsa era stato il portoghese Vitor Constâncio, vice presidente, ad andarsene: in Europa è tempo di cambiamenti.

Chi prenderà il suo posto avrà un compito non facile, dovendo rilanciare l’attività economica avviando al contempo un piano di rientro dalle politiche ultra accomodanti che hanno caratterizzato l’era Draghi. Se il successore di Draghi, quello di Jean-Claude Juncker alla Commissione e quello di Donald Tusk al Consiglio UE, saranno in grado di superare le sfide del momento dipenderà anche dalle decisioni che verranno prese in questi giorni.

In palio ci sono ruoli molto importanti e l’impressione è che le scelte tenderanno a privilegiare l’aspetto politico più che le credenziali “tecniche”. I paesi europei non possono sbagliare: devono trovare gli uomini e le donne giuste per ogni incarico. L’Italia, che rischia di trovarsi senza un posto al board della Bce, da parte sua non vuole perdere l’influenza a Francoforte.

Trattative tese tra Italia, Francia e Germania

Tuttavia fino al 2020, quando lascerà l’incarico Yves Mersch, corre sul serio il pericolo di rimanere a bocca asciutta. A meno che non riesca a convincere la Francia posizionare un italiano al posto dell’uscente Benoit Coeure a fine anno, in cambio di un sponsorizzazione e un sostegno a un candidato francese alla successione di Mario Draghi a novembre.

La prima tornata di nomine per la presidenza della Bce e della Commissione UE prende oggi il via. Al Consiglio Europeo c’è chi vede bene Angela Merkel, che da dicembre lascerà la leadership dei conservatori della CDU. Sarà con tutta probabilità l’inizio di una lunga battaglia, dal momento che Francia e Germania appaiono divise sul da farsi.

Visto il calo di popolarità del primo partito delle elezioni, il PPE (lista del centro destra filo europeo), il suo candidato Manfred Weber (vedi poster elettorale qui sotto) non è più il favorito indiscusso a rimpiazzare Jean-Claude Juncker alla testa dell’organo più importante dell’unione, quello esecutivo.

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Bce, sarà una scelta “altamente politicizzata”

Quanto alla Bce si fanno tantissimi nomi e la gara è aperta. Se dovesse essere scelto il tedesco Jens Weidmann, capo della Bundesbank, al posto di Draghi, allora l’Italia potrebbe chiedere le dimissioni dal CdA della sua connazionale Sabine Lautenschläger e cercare di collocare in quella posizione una delle sue “pedine”.

Per il consulente economico della Lega Claudio Borghi è fondamentale che l’Italia occupi un posto nel board amministrativo della Bce, in quanto il governo giallo verde vuole chiedere un cambiamento di statuto della Banca centrale europea. La sua idea, che va contro le regole attuali, è quella di acquistare bond con i soldi della Banca Europea degli Investimenti per finanziare i progetti pubblici dei singoli paesi.

Jasper Lawler, head of research di London Capital Group, prevede che è troppo difficile fare pronostici su chi verrà cooptato al posto di Draghi. Secondo lui la decisione che aprirà una nuova era, dopo che quella del banchiere romano si chiuderà senza che i tassi di interesse siano mai stati alzati, sarà sicuramente “altamente politicizzata”.

“Molto probabilmente spetterà a qualcuno che conosce le dinamiche dell’istituto piuttosto che un outsider che viene dall’esterno. Difficilmente la banca centrale potrebbe beneficiare di una scelta “alternativa”. La Germania, la Francia e l’Italia sono pronte a darsi battaglia per promuovere le elezioni di candidati forti come François Villeroy de Galhau, Couere o Wiedemann.

Se i grandi paesi non trovano un accordo, però, gli Stati meno influenti come la Finlandia saranno pronti ad approfittarne proponendo qualcuno come Olli Rehn o Erkki Antero Liikanean. I candidati hanno tutti ideologie e personalità diverse fra loro. I trader dell’area euro presteranno pertanto estrema attenzione all’andamento della gara che deciderà il futuro della politica monetaria.