Bce: senza Mario Draghi, che fine farà l’Italia?

27 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

Quando Mario Draghi finirà il suo mandato dopo otto anni il prossimo autunno, l’Italia dovrà affrontare la perdita di influenza nella BCE visto che, come riporta il Financial Times, per la prima volta dal 1998 la terza maggiore economia della zona euro potrebbe non far parte del consiglio di amministrazione della banca centrale.

L’Italia andrà dall’avere il presidente della Bce a non avere un membro nel board esecutivo. La buona notizia è che i ruoli sono ancora disponibili e non assegnati. Il mandato dell’economista Peter Praet termina questa settimana e sarà Timothy Lane a prendere il suo posto. Benoit Coeure lascia a fine anno, due mesi dopo Draghi. L’Italia potrebbe chiedere alla Francia di sostenere un proprio candidato al posto di Coeure in cambio del voto per la leadership della banca centrale.
“Dobbiamo avere un posto nel board, è impossibile che un’economia della dimensione dell’Italia non ce l’abbia”, ha detto a Bloomberg Claudio Borghi, consulente economico della Lega. “Per noi è anche importante perché faremo delle proposte per cambiare la governance” Il riferimento è al progetto, che andrebbe contro lo statuto della Bce, di comprare bond emessi dalla Banca Europea degli Investimenti per finanziarie investimenti e opere pubblici.

Due posti vacanti per Italia e Francia. E la Germania?

Fin dalla nascita della banca centrale nel 1998, l’Italia ha mantenuto uno dei sei seggi nel consiglio di amministrazione della BCE, l’organo deputato a gestire un po’ tutto, dalle crisi finanziarie alla amministrazione quotidiana dell’istituzione.

Con una crescita economica inesistente e un debito pubblico superiore al 130% del prodotto interno lordo, l’Italia finirebbe per scontrarsi con un aggressivo allentamento monetario e una politica a più rigorosa aumenterebbe i costi di finanziamento per i governi, le banche e le imprese e, di conseguenza, affossa la crescita.

Regola tacita all’interno della Bce è che Francia e Germania, le due maggiori economie della zona euro, siano sempre rappresentate nel comitato esecutivo a sei posti. Tra i principali candidati a prendere il posto di Draghi figurano il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, l’unico membro del consiglio di amministrazione della BCE ad opporsi alle politiche di Draghi nel 2012, quando si è impegnato a fare “tutto il necessario” per preservare la moneta unica.

Se Berlino non dovesse riuscire a far diventare un tedesco il prossimo capo della Commissione europea o del Consiglio europeo, allora potrebbe sostenere un candidato tedesco a guidare la BCE”. Così Mansoor Mohi-uddin, senior macro stratega di NatWest Markets.

Weidmann o Knot alla Bce: per Italia nessun posto fino al 2020

Se Weidmann dovesse ottenere il massimo incarico della BCE, è probabile che la tedesca Sabine Lautenschläger, attuale membro del consiglio di amministrazione tedesco, si dimetta, lasciando probabilmente spazio a un italiano, in quanto rappresentante della terza economia della zona euro.

Secondo gli economisti, la nomina di un presidente francese alla BCE – forse Benoît Coeuré, membro francese del comitato esecutivo – o del governatore della Banque de France François Villeroy de Galhau – consentirebbe anche all’Italia di mantenere il suo seggio nel consiglio di amministrazione.

Ma le relazioni tra Parigi e Roma ultimamente sono tese, suggerendo ancora una volta che il nuovo presidente potrebbe non considerare le esigenze economiche dell’Italia. Se a Draghi succede uno dei due finlandesi in gara – l’ex governatore della Banca di Finlandia Erkki Liikanen e l’attuale Olli Rehn – o l’olandese Klaas Knot, allora non ci sarebbe spazio per un italiano nel team esecutivo della banca fino alla partenza di Yves Mersch alla fine del 2020, dicono gli analisti.

“A meno che il prossimo presidente della BCE non sia tedesco o francese, l’Italia perderà l’ambito seggio nel comitato esecutivo”.

Così ha dichiarato Erik Nielsen, economista capo gruppo UniCredit.