Brexit, un’altra sconfitta bruciante per May

15 Febbraio 2019, di Daniele Chicca

Continua il calvario politico di Theresa May. La premier britannica, che voleva temporeggiare sulla Brexit, ha subito un’altra bruciante sconfitta in parlamento.

Quando mancano solo sei settimane al divorzio con l’UE, i deputati di Westminster hanno respinto la mozione per permettere al governo inglese di rinegoziare l’accordo stretto con le autorità europee.

La decisione, spiega la BBC, è arrivata dopo che il gruppo di ricerca europeo favorevole alla Brexit (ERG) ha annunciato che si sarebbe astenuto. L’ala più radicale dei Tory ha spiegato che votare la mozione avrebbe voluto dire escludere lo scenario no-deal.

Il leader dei Labouristi e dell’Opposizione Jeremy Corbyn ha esortato la capa di governo ad “ammettere la sconfitta della sua strategia sulla Brexit”. E di avanzare un piano alternativo in grado di passare l’ostacolo del Parlamento.

Brexit, filo europei ed euro scettici uniti contro strategia May

La tattica di May, leader dei conservatori, era semplice. Voleva seguire delle tappe ben precise, sostenute “da una maggioranza consistente e duratura” in Parlamento. Ma con 303 voti contro 258, i deputati hanno rifiutato di approvare la sua strategia. A votare contro la sua mozione sono stati filo europei e eurofobi convinti, sinistra e destra.

L’ennesimo scacco arriva proprio nel momento più delicato in assoluto per il governo britannico. May sperava di mostrare all’Unione Europea che dispone dell’appoggio parlamentare. Un leader azzoppato che non può contare nemmeno nel sostegno dei membri del suo partito, non può sperare di ottenere grandi concessioni da Bruxelles nei prossimi giorni di trattative intense e – sperano i mercati – decisive.

L’Ue si è opposta più volte con fermezza alla proposta di rinegoziare l’accordo già stretto tra le due parti. Il nodo più difficile da sciogliere rimane quello relativo al backstop al confine tra le due Irlande. Per backstop si intende una clausola che mantiene il Regno Unito nell’Unione doganale europea. Questo per evitare il ritorno di una frontiera “dura” in Irlanda. Scenario che potrebbe causare disordini e risvegliare un senso di astio dormiente. Mettendo a rischio la pace tra le due Irlande.

May ha fatto una promessa al partito unionista democratico nordirlandese (DUP, fazione di destra che appoggia il suo governo). Quella di rinegoziare questa misura con gli europei, per cercare di trovare soluzioni alternative al backstop. Ma ogni volta i tentativi del governo finiscono per andare a schiantarsi o contro il muro Ue o contro l’opposizione dell’ala estrema dei Tory o con il centro sinistra.

Sconfitta May un “intoppo, più che una catastrofe”

Andrea Leadsom, leader della Camera dei Comuni, sostiene che la sconfitta in aula di May sia più un piccolo intoppo che un evento disastroso. La leader britannica continuerà infatti a cercare un modo per ottenere un cambiamento al backstop.

Non ha senso che l’UE si rifiuti di negoziare, dice Leadsom. Bruxelles, infatti, non sa ancora qual è l’idea di Londra in merito alla questione irlandese.

Il governo, inoltre, intende lasciare sul tavolo lo scenario di una Brexit senza un accordo (no deal). Scenario che viene – questo si – descritto da tutti all’unanimità come catastrofico.

Anche se lo smacco parlamentare non è una catastrofe, complica le cose al governo. Ora che May è indebolita, sarà più difficile giungere a un compromesso con l’UE sulla Brexit. I leader europei sono infatti meno incentivati a spingersi fino al limite per offrire concessioni sul backstop.

Andrea Leadsom, leader della Camera dei Comuni, difende la strategia di May sulla Brexit