Brexit, così Macron rivoluzionerà colloqui

9 Maggio 2017, di Alessandra Caparello

PARIGI (WSI) – La vittoria di Emmanuel Macron in Francia è una brutta notizia per la Brexit. Così hanno titolato molti quotidiani britannici. Il Daily Telegraph ha descritto il nuovo presidente francese come il portatore di nuovi standard per confini aperti e l’ordine economico liberale mondiale  – titolando “La Francia blocca l’onda della rivoluzione populista” –  mentre altri autorevoli quotidiani come il Financial Times e il Guardian hanno sottolineato il pugno duro del nuovo presidente nei colloqui per la Brexit.

In ogni caso la vittoria di Macron ha ripercussioni sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea visto che durante la sua campagna elettorale ha chiesto all’Ue di rafforzarsi, a differenza di Marine Le Pen, la leader del Front National, fermamente anti-europeista e favorevole alla Frexit, il referendum per l’uscita della Francia dall’Unione. Il presidente Macron crede in una Francia forte all’interno di un’Unione europea altrettanto forte e presenterà una serie di proposte specifiche per stabilire un bilancio della zona euro e creare un ministro delle finanze europeo.

Macron inoltre non ha mai fatto segreto del suo rammarico per la Brexit, definendo addirittura l’uscita del Regno Unito dall’Ue come un crimine. Inoltre ha più volte rimarcato che Londra non dovrebbe essere lasciata libera di decidere come uscire, sottolineando il fatto che il miglior accordo commerciale per la Gran Bretagna è proprio l’adesione all’UE.

Una posizione molto dura quella di Macron che, secondo molti analisti, avrà come obiettivo primario quello di dare nuovo slancio all’economia parigina cosa che renderà la capitale francese, dopo Londra, il centro nevralgico degli affari europei, polo attrattivo per numerose società. Ma in realtà la priorità per Macron è la zona euro e delineare un nuovo rapporto tra Francia e Germania quindi il destino di Londra in realtà è in secondo piano. Inoltre la Francia ha sì una grande voce all’interno dell’Ue ma non è l’unica a decidere.