Brexit: cosa cambia per vita (e risparmi) dei cittadini

24 Giugno 2016, di Daniele Chicca

LONDRA (WSI) – Oggi è un giorno di una portata storica per l’Europa: sancisce la prima volta che uno Stato membro decide di uscire dall’Unione Europea. Mentre le autorità terranno riunioni straordinarie e negoziernno nei prossimi due anni come mettere in pratica la procedura di Brexit voluta dalla maggioranza dei cittadini con voto popolare, sulle vite dei cittadini l’esito del referendum avrà un impatto immediato.

Oltre alle discussioni sui residui di bilancio, sui pagamenti rimasti in sospeso, sul ruolo politico del Regno Unito in seno alle istituzioni Ue, i governi e i loro rappresentanti dovranno stabilire quali saranno i diritti acquisiti e quelli persi dai cittadini. Ci saranno proteste sulle pensioni dei funzionai inglesi che hanno operato al Parlamento o alla Commissione europea e si riscriveranno le partnership commerciali. A livello economico il 44% dell’export del Regno Unito va in Europa mentre solo l’8% dei prodotti esportati dall’Ue arriva oltremanica.

Sicuramente, visto il crollo della sterlina ai minimi di oltre 30 anni in area 1,34 dollari (ieri valeva $1,48), il primo impatto che la crisi politica e le turbolenze di mercato avranno sul popolo britannico è che molti vedranno depauperati i risparmi depositati in banca. I mutui diventeranno più cari e anche le vacanze all’estero. In compenso le tasse potrebbero scendere.

Londra non dovrà infatti più versare i fondi all’Unione Europea. Solo l’anno scorso il Regno Unito ha pagato 13 miliardi di sterline all’Europa, ricevendone in cambio 4,5 miliardi. I fondi Ue non ci saranno più ma nemmeno i finanziamenti obbligatori all’Europa. Al netto il risparmio per le casse statali sarà di 8,5 miliardi di sterline, pari al 7% delle spese annuali del governo.

Dal punto di vista economic, il peggiore scenario secondo il think tank Open Europe – favorevole a un’Europa riformata – è che il Pil perda il 2,2% mentre nel migliore dei casi potrebbe guadagnare l’1,6% uscendo avvantaggiato dalla Brexit ma solo se Londra sarà in grado di negoziare un nuovo accordo di libero scambio con l’Europa, ossia di mantenere una struttura di “deregulation ambiziosa”.

L’Independent, tra i media favorevoli alla permanenza del Regno Unito nell’Ue ma anche uno dei primi giornali britannici che ad avere riconosciuto la vittoria della democrazia – la stessa cosa non si può dire del PD e di Mario Monti – ha elencato l’impatto del voto sulla vita di tutti i giorni e sull’economia del paese britannico, elencando sei aspetti principali:

1. Quest’estate le vacanze saranno più care visto l’indebolimento netto della sterlina
2. Immigrazione: per due anni non cambia nulla poi si vedrà
3. L’inflazione salirà, perché importazioni saranno più care
4. I tassi di interesse saliranno, proprio per contrastare l’inflazione
5. La fuga dei capitali delle aziende, porterà a una perdita di fiducia nell’economia britannica, meno investimenti e meno assunzioni
6. In un contesto possibile di recessione, i soldi promessi dal fronte del Leave tarderanno ad arrivare

Fonte: The Independent