Borse, perché investitori snobbano l’Europa: economia al bivio

14 Giugno 2018, di Daniele Chicca

Ci sono diversi segnali che indicano che l’economia dell’Eurozona stia perdendo slancio dopo un 2017 eccezionalmente positivo.

È probabile che la debolezza in Europa sia soltanto temporanea, ma è innegabile che rispecchia un crescente rischio sul fronte della domanda interna ed esterna. E questo è un aspetto fondamentale, dal momento che la crescita sorprendentemente positiva dell’anno scorso, concentrata nel secondo e terzo trimestre, è stata possibile in gran parte alle attività commerciali.

Intanto sui mercati finanziari l’azionario dell’area euro e dell’Europa in generale ha subito la perdita della fiducia maggiore in maggio, secondo l’indice Lloyds Bank Investor Sentiment. I trader sono stati innervositi dalle turbolenze politiche in Italia.

Secondo le ultime statistiche a disposizione, i titoli azionari hanno accusato un calo del 15,6% a -18,9%, con gli investitori che a maggio hanno iniziato a preoccuparsi per la situazione politica instabile in Italia e per le possibili misure di espansione fiscale e di sfida ai vincoli europei. Non è un caso che le rassicurazioni di Giovanni Tria e Paolo Savona sul rispetto delle regole e sull’euro “indispensabile” abbiano ridato nuova linfa alle Borse di Italia ed Europa.

La saga politica italiana, che è sfociata in una vera e propria crisi istituzionale dopo il veto posto dal Presidente della Repubblica a Savona al Mef, è durata quasi tre mesi. In due settimane il primo ministro Giuseppe Conte è passato dal rinunciare all’incarico al assumerlo nuovamente.

Il sentiment in Europa è stato basso, tra lo 0 e il meno 6% quest’anno, secondo l’indice di Lloyds. I dubbi sono cresciuti per via dell’incertezza sul futuro dell’Italia all’interno dell’Eurozona.

A livello di fondi, gli ETF large cap d’Europa hanno subito fuoriuscite il mese scorso, quando la situazione italiana ha raggiunto un punto critico. La crisi di governo ha alimentato i dubbi sulle prossime mosse della Bce.

Non è ancora sicuro se Mario Draghi annuncerà l’inizio della fine del Quantitative Easing, che ormai dura da tre anni, giovedì 14 maggio o il mese successivo. In ogni caso il programma dovrebbe essere messo in cantina entro fine anno.

Secondo i dati raccolti da TrackInsight, a maggio – mentre le Borse europee erano in difficoltà dopo un lungo periodo di compiacenza – la classe di asset dell’azionario in Europa ha visto flussi in uscita per il terzo mese di fila, pari a €4,5 miliardi.

Ora molto dipenderà da quello che la Bce deciderà di fare con il suo piano di acquisto di attivi da 2.300 miliardi di euro. In teoria il bazooka dovrebbe essere disattivato a settembre, ma finora si pensava che la Bce – che ha sempre lasciato la porta aperta anche a un suo potenziamento – avrebbe prolungato il programma straordinario fino a dicembre.

La fuga di capitali dall’azionario è dovuta anche ai timori degli investitori circa la guerra commerciale lanciata dal presidente Usa Donald Trump anche all’Europa. Che ha visto gli Stati Uniti imporre dazi all’import del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio.

Le uniche due asset class che hanno registrato un incremento dei flussi in uscita sono stati i fondi comuni legati ai mercati emergenti e gli ETF large-cap asiatici, per via del continuo rafforzamento del dollaro Usa e delle anticipazioni di una Fed sempre più aggressiva. Molti paesi in via di Sviluppo hanno debiti consistenti denominati in dollari e stanno assistendo a una svalutazione progressiva delle proprie divise nazionali.