Borse piegate da Brexit e FMI, Telecom ai minimi storici

22 Gennaio 2019, di Daniele Chicca

Partenza con il segno meno per le Borse europee, dopo la seduta debole in Asia e i segnali negativi che arrivano da Wall Street, dove i future sugli indici Usa preannunciano una seduta con il segno meno alla ripresa degli scambi in seguito alla chiusura della vigilia in occasione del Martin Luther King Day. In generale il sentiment sui mercati è negativo, complici la revisione al ribasso delle previsioni di crescita del Fondo Monetario Internazionale (allo 0,6% per l’Italia nel 2019). L’organizzazione di Washington ha posto l’accento sui rischi derivanti dal caos della Brexit e dalla situazione di “pericolo” italiana. Inoltre, un tweet di Trump che ha invitato la Cina a “trovare un accordo” sulla crisi commerciale ha innervosito ulteriormente gli investitori.

Nelle prima battute Francoforte e Parigi cedono terreno, così come Madrid. Piazza Affari è in calo con Telecom e Italgas schiacciate in fondo al listino. Per Telecom Italia è la terza seduta di ribassi pesanti (dopo il -2,6% ieri e il computo disastroso di -7% venerdì). A pesare sui corsi azionari è la pubblicazione dei conti preliminari giovedì scorso, a cui si aggiungono le pressioni del fondo Elliott per il dossier rete. In rosso anche le banche: sebbene lo spread sia tutto sommato poco variato in area 250 punti base, Unicredit e Bper che cedono un punto percentuale circa. Sembra che Banca Carige abbia bisogno di un aumento di capitale da 200 milioni di euro.

Lato Forex, il cross euro dollaro viaggia in area $1,1353 (1,2672 ieri in chiusura). La moneta unica vale inoltre 124,22 yen (da 124,59), mentre il dollaro-yen si attesta a 109,4 (da 109,61). Tra le materie prime, ancora sotto pressione i prezzi del petrolio, penalizzati dal rallentamento dell’economia cinese. Il contratto americano Wti scivola dello 0,81% a 53,73 dollari, mentre il Brent scende dello 0,72% a 62,29 dollari.

Il Liveblog è terminato

Daniele Chicca 22 Gennaio 201916:14

Partenza in calo per Wall Street, che torna agli scambi dopo la chiusura di ieri in occasione del Martin Luther King Day. La giornata ha preso il via con il Dow Jones che cede lo 0,65% a 24.543,9 punti, mentre l’indice S&P 500 e il Nasdaq perdono rispettivamente lo 0,69% a 2.652 e lo 0,77% a 7.102,5 punti.

A livello internazionale sono riaffiorati con maggiore intensità i timori per la crescita dell’economia globale dopo che il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha tagliato le stime di crescita mondiale. A preoccupare gli investitori anche i dati diffusi ieri dalla Cina che ha registrato nell’ultimo trimestre del 2018 la più debole crescita del Pil degli ultimi 30 anni. Lato societario in primo piano la stagione delle trimestrali: prima dell’avvio sono arrivati i conti di Johnson & Johnson, mentre a mercati chiuso sono attesi quelli di IBM e Advanced Micro Devices (AMD).

Daniele Chicca 22 Gennaio 201916:17

Tra le commodity si segnala il peggioramento dell’andamento del petrolio. Il contratto WTI cede anche più del 2% dopo l’avvio degli scambi in Usa. A pesare sui prezzi sono i nuovi segnali di rallentamento dell’economia cinese, paese che è uno dei maggiori importatori della materia prima.

Alle 16:05 i future sul Brent fanno segnare un calo di $1,49 (-2,4%) a quota $61,25 al barile mentre il contratto sul WTI perde $1,47 (-2,7%) in area $52,33.

Daniele Chicca 22 Gennaio 201922:43

Piazza Affari chiude la seduta in rosso, con il Ftse Mib che perde l’1,03%. Crollo di TIM (-6,24%), che oggi è arrivato addirittura a toccare il suo minimo storico a EUR 0,441. Male anche STM (-3,41%). Vendite sui titoli del settore bancario. Pochi i rialzi: Juventus +0,81%, Unipol Gruppo +0,28% e Atlantia +0,23%.

Daniele Chicca 22 Gennaio 201922:43

Le principali Borse europee chiudono in perdita. Il listino EuroStoxx 50 cede lo 0,34%. Guida i ribassi il settore bancario, sulla pubblicazione della trimestrale di Ubs (-3,32%): BNP Paribas -1,86%, Société Générale -1,61% e Deutsche Bank -1,40%. Solo Philips e Linde riescono a strappare guadagni superiori al punto percentuale.