Borsa sui massimi, Morgan Stanley: “pericoli si celano sotto la superficie”

28 Agosto 2018, di Daniele Chicca

La corsa dei listini azionari su nuovi record non è soltanto un elemento positivo, in quanto nasconde anche un “trend pericoloso” per quanto riguarda gli investimenti. L’avvertimento viene dagli strategist di Morgan Stanley che hanno individuato un atteggiamento che non dovrebbe piacere ai rialzisti, per lo meno non sul medio-lungo termine.

I rialzisti mantengono l’assoluto controllo, secondo gli analisti, e non è affatto il momento di andare short, ma a un certo punto le valutazioni – al momento ragionevoli secondo Nicholas Colas di DataTrek Research – diventeranno eccessive. In questo contesto le small cap sono da considerare le azioni più vulnerabili, secondo gli analisti sull’azionario della banca Usa.

Fino a quando il rapporto tra prezzo di Borsa e stime sugli utili societari (P/E) resta intorno alle 16 volte per l’S&P 500 i rialzisti non hanno nulla da temere, ma quando supererà quota 18 allora bisognerà iniziare a preoccuparsi. L’indice allargato di Wall Street e il Nasdaq scambiano sui massimi di sempre oltre i 2.900 e 8.040 punti, rispettivamente.

Sono gli indici di “market breadth” a preoccupare gli analisti, da Colas fino a Michael Wilson di Morgan Stanley. Se si escludono le prove da sogno di tecnologici, Amazon ed health-care, il rally visto nel 2018 non sarebbe stato possibile. Significa che i guadagni di Borsa sono ‘concentrati’ e poco generalizzati.

A dire la verità è tutto l’anno che gli strategist Morgan Stanley avvertono che ci sarà presto un’interruzione del rally azionario e invece le Borse continuano a inanellare record su record. In questo caso, vengono citati gli indicatori utilizzati dagli analisti tecnici per stabilire la direzione che l’indice allargato dovrebbe prendere.

I rischi che si celano sotto la superficie

Una misura chiave tra quelle citate è l’indice che mette a confronto la percentuale di società quotate alla Borsa di New York che guadagna terreno con quella dei titoli che sono invece in calo. Il livello è salito su un nuovo massimo a metà agosto: significa che i rialzisti sono ancora saldamente al comando.

Ma per Wilson ci sono “troppe altre misure del genere da tenere in considerazione” per affidarsi soltanto a questa percentuale. Nello specifico, “se si calcola la percentuale di titoli che ha realizzato nuovi record, la percentuale di titoli che scambia sopra la media mobile a 200 giorni, la prova degli indici rispetto alla loro capitalizzazione di mercato, sia per il mercato in generale sia per i singoli settori, si scopre che ci sono in tutti i casi segnali di un deterioramento della situazione positiva di mercato”.

Guardando al settore tecnologico, si scopre che è sopratutto grazie alla prova dei FAANG che è stato possibile un rialzo costante di Wall Street l’anno scorso e a inizio 2018, ma intimidiscono in confronto alla performance dell’universo healthcare negli ultimi due mesi. Il comparto di assistenza sanitaria ha guadagnato l’8% in quell’arco di tempo, contribuendo a più di un quarto dei ritorni da investimento dell’S&P 500, stando ai calcoli di Goldman Sachs.

I grandi gruppi della sfera hi-tech, amati dagli investitori per le loro prospettive di crescita portentose, hanno pagato i timori circa l’uso che fanno dei dati personali degli utenti. Un dato positivo di tutto questo è che il mercato azionario è riuscito a correre anche quando è venuto a mancare il sostegno dei tecnologici.

Wilson tuttavia fa notare che alcuni dei titoli tech, inclusi i big del gruppo FAANG come Alphabet e Apple, hanno subito la battuta d’arresto più brusca tra le aziende quotate sull’S&P 500. Questo aumenta i rischi al ribasso in caso di nuove difficoltà per il settore.

Se si escludono i titoli Apple, Amazon e Microsoft dall’indice S&P 500, il paniere non ha ancora raggiunto i nuovi massimi. “Continuiamo a essere convinti che sul mercato è in atto una rotazione difensiva, che i rialzi sono concentrati su pochi titoli e che la performance sottotono dei leader dell’hi-tech” debba destare preoccupazioni.

Il messaggio qual è? Che “il mercato sembra preoccupato dal rallentamento della crescita alla fine di quest’anno e anche nel 2019 e secondo noi ne ha ben donde”. La morale è che “la fase di mercato ribassista vista in gennaio non ha ancora finito il suo compito”, conclude lo strategist Morgan Stanley nel report, in cui si evidenzia come i titoli small-cap siano i più vulnerabili.