BofA, “Brexit” tabù: vietato dirlo ai clienti

30 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

Mentre la quasi totalità delle istituzioni finanziarie stanno attivamente supportando la permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, in occasione del referendum di giugno, Bank of America fa retromarcia: “non fornite opinioni, non influenzate i votanti, non date per scontato un risultato particolare, non prendete parte alla campagna”. E, soprattutto, vietato usare la parola “Brexit”. Sono queste le precise indicazioni che la banca statunitense ha fornito ai suoi manager, volte a riportare l’istituto alla piena neutralità. Quella che sembrava non avere, visto che a febbraio era stato annunciato il piano di supporto economico alla campagna dello “stay in”, con una donazione di 100mila sterline. Anche questo sostegno, secondo tre fonti citate dal Financial Times, è stato ritirato. Da BofA viene detto che il principio ora perseguito è quello del rispetto delle leggi elettorali britanniche, “non è un tentativo di controllare il personale”. In questa prospettiva, fanno sapere voci interne alla banca, il termine “Brexit” si porta appresso una connotazione decisamente negativa.
Il caso di BofA è curioso, le banche americane basate a Londra per l’Europa, sono quelle che più avrebbero da perdere in caso di uscita del Regno Unito dall’Ue, tanto che Goldman Sachs ha direttamente finanziato la campagna “Più forti in Europa”, con 500mila sterline, la stessa strada seguita fa JpMorgan Chase e Morgan Stanley.

A testimoniare il cambio di rotta di BofA basta citare le dichiarazioni che il responsabile europeo della banca, Alex Wilmot-Sitwell, che a febbraio diceva: “Un ammontare significativo di scambi finanziari attualmente registrati a Londra svanirebbero in caso di uscita del Regno Unito dall’Ue; non accadrebbe dalla sera alla mattina, ma costantemente”.

Fonte: Financial Times