Berlusconi a Renzi: “se vince NO tratto con lui per riforma”

24 Novembre 2016, di Laura Naka Antonelli

In un’arena dove la lotta tra i politici italiani si fa ogni giorno più violenta, tre sono le novità che emergono nelle ultime ore: la posizione del premier Matteo Renzi nei confronti di eventuali elezioni anticipate in caso di vittoria del “No” al referendum costituzionale; l’apertura verso Renzi che arriva dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, e i dubbi che lacerano l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi che, secondo alcune indiscrezioni, non avrebbe ancora deciso come votare al referendum costituzionale.

Così il premier Renzi a Porta a Porta:

“Il giorno in cui si va a votare lo decide il Presidente della Repubblica sulla base delle decisioni del Parlamento”. Poi si sfoga: “Sono sei mesi che le domande sono tutte ‘e se vince il no?’ Io preferirei parlare di qual è la domanda: volete o no il superamento di un sistema che non funziona, dare i giusti diritti, la risposta a cosa accade se vince il no la decidiamo il 5 dicembre”. E torna ad elencare le ragioni del “Si”. Oltre alle indennità dei senatori, “che la ragioneria ha stimato in 50 milioni l’anno, ci sono i rimborsi ai gruppi. Parlo del mio partito, il Pd: prende 30 milioni. Li trovo una vergogna. Il M5S prende 12 milioni e ci paga casa, affitto, bollette ai funzionari del gruppo. Un Cinque stelle voterà Sì per cambiare o No per mantenere i privilegi che hanno sempre avuto? Non avrei dubbi su questo”. E ancora: “Qual è il punto qualificante del No? L’articolo 70 sul procedimento legislativo? Non fatevi fregare: è la scusa che stanno cercando quelli in Parlamento per non passare da 950 poltrone a 630. Si sente lo stridore delle unghie sul vetro. Fare polemica sulla procedura così puntualmente definita per evitare i conflitti di competenza è il tentativo di indicare il dito quando la gente indica la luna. Non si taglia il diritto di voto dei cittadini perché i senatori saranno eletti. Ma si tagliano gli stipendi perché chi andrà al Senato non prenderà stipendio“.

E mentre ci si avvicina al giorno in cui a perdere alla fine poltrona potrebbe essere proprio Renzi, Berlusconi, in un’intervista a Matrix, porge un ramoscello d’ulivo al suo avversario. In caso di vittoria del “No”, sottolinea, per la discussione di una nuova legge elettorale, sarebbe pronto a collaborare con il premier:

“È indispensabile sedersi al tavolo per fare una nuova riforma e una nuova legge elettorale“. Ricorda poi il motivo degli screzi con Renzi: “Noi avevamo collaborato alla riforma della Costituzione e alla legge elettorale, ma Renzi voleva solo un abito su misura. Gli eventi sopraggiunti hanno fatto sì che questo vestito si adatti meglio a Grillo e questo perché Renzi aveva su di sé il 56% di fiducia che ora è scesa al 26%. Oggi tutti i sondaggi danno il Pd tra il 28-32% per cui non gli è più possibile vincere al ballottaggio. Se si votasse con questa legge elettorale, ci troveremmo un uomo solo al comando che potrebbe essere il padrone dell’Italia e degli italiani, la deriva autoritaria è implicita in questo referendum legato alla legge elettorale”.

In tutto questo, c’è qualcuno che sembra trovarsi di fronte a una decisione molto sofferta. E’ Romano Prodi, il “Professore combattuto”, come risulta dalle indiscrezioni riportate in un articolo del Corriere della Sera. Che elenca i vari “se” che lo lacerano:

“Se il testo che riformula 47 articoli della Costituzione fosse stato scritto meglio. Se alla nuova Carta non si sommasse l’Italicum. Se si evitassero toni apocalittici dall’una e dall’altra parte. Se non si utilizzassero parole come «accozzaglia». Se Renzi non si fosse messo lui, al centro, al posto della riforma. Eccoli, tutti i «se» che ancora bloccano il Professore. O comunque lo infastidiscono”. Allo stesso tempo, “pur non apprezzando tanti aspetti del nuovo Senato e, ancor di più, certe modalità della strategia renziana, non esclude di votare Sì. O meglio, sebbene ritenga che “l’Italia resisterà in ogni caso”, sta soppesando attentamente gli effetti di una bocciatura della riforma. Non si tratta semplicemente dei mercati, perché da economista sta studiando tutte le possibili derivate, ma non drammatizza. È l’ondata di populismo a preoccupare, molto, l’ex presidente della Commissione europea”-.