Bene BTP “Matusalemme”: ma sconsigliato al piccolo risparmiatore

5 Ottobre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Un successone quello del BTP a 50 anni che ieri il Tesoro ha collocato per la prima volta nella storia della Repubblica  per un importo totale di 5 miliardi di euro e un tasso di interesse lordo del 2,85% e non al 3% come atteso, con richieste oltre le aspettative pari a 18,7 miliardi di euro.

Un vero e proprio boom per questo BTP Matusalemme che ha fatto incassare allo Stato italiano 5 miliardi contro i 3 del debuttante Oat francese del Bonso iberico a 50 anni. Ma come mai questo successo? A spiegarlo vari fattori: vuoi per il desiderio crescente di rendimenti più alti della norma – trovarli è un’impresa – vuoi per il mercato attuale dominato dai tassi negativi e a cui si aggiungono le aspettative di un’inflazione bassa per molto tempo e rendimenti compressi ai minimi storici per un arco di tempo prolungato. Tramite il BTP a 50 anni il Tesoro allunga la duration, ossia la durata media del debito pubblico che sale da 3 a 6 anni dal 2012 ad oggi. Un’operazione che il Tesoro ha pensato bene di calare come asso nella manica in un contesto in cui l’Italia deve fare i conti con un credit watch negativo di DBRS, instabilità politica per il prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre e il rapporto debito/Pil che stenta a scendere.

E per il piccolo risparmiatore quanto è consigliabile investire nel BTP Matusalemme? Per nulla dice Ennio Montagnani dalla pagine de Il Giornale secondo cui i Btp, a differenza di un Bot o Ctz, espone alle oscillazione delle borse.

“Un Bot o un Ctz può essere mantenuto fino a scadenza disinteressandosi dell’andamento dei mercati visto il breve periodo di vita del titolo. Al contrario i Btp (che hanno durata dai tre anni in su), e in particolare questo che scadrà nel 2067, espone inevitabilmente alle oscillazioni delle Borse perché difficilmente sarà mantenuto fino alla scadenza. E, proprio per la sua lunga vita, ogni variazione di tasso di interesse anche minimo, può provocare perdite ingenti. Per esempio tra il 7 e il 15 settembre scorsi il Btp decennale ha perso l’1,7% a fronte di un aumento di solo il +0,2% del rendimento: se ci fosse stato già sul mercato il Btp 50 anni il suo valore sul mercato, a parità di variazione di tasso (+0,2%) sarebbe stato del -9 per cento. Il problema è che gli attuali tassi sono ben al di sotto dei minimi storici precedenti: se si verificasse un miglioramento dell’economia europea, un tendenziale aumento dell’inflazione o una politica monetaria meno espansiva da parte di Draghi, i tassi potrebbe salire provocando ingenti perdite”.