Bce “troppo prudente”, Italia risparmiata

8 Giugno 2017, di Daniele Chicca

Le attese del mercato per la riunione di oggi della Bce sono per un appuntamento interlocutorio che non aprirà la porta alla definitiva uscita dalle misure di accomodamento monetario straordinarie varate dalla banca per rinfocolare l’inflazione e rilanciare la crescita. Detto questo, potrebbero sempre esserci delle sorprese e sicuramente le novità non mancheranno anche se con ogni probabilità il controverso programma di Quantitative Easing resterà com’è e procederà al ritmo di 60 miliardi di euro di acquisti di Bond fino a fine anno.

Il dilemma maggiore della Bce riguarda l’inflazione. Sarà molto interessante vedere cosa dirà su questo aspetto dell’economia nel meeting di Tallinn, in Estonia. Ieri sui mercati valutari la moneta unica ha pagato caro le indiscrezioni di Bloomberg secondo cui oggi pomeriggio la Bce rivedrà le stime sull’inflazione al ribasso, citando il calo dei prezzi del petrolio. Le indiscrezioni dicono che le stime sui prezzi al consumo verranno lievemente ritoccate al ribasso.

Il governatore Mario Draghi, messo sotto pressione dai falchi del board per ridurre la mole e la durata del Quantitative Easing, ha già spiegato di non vedere il motivo per cui le politiche dovrebbero cambiare. Malgrado la ripresa dell’economia in area euro, certificata dalle ultime cifre macro, per un tapering, ossia un ridimensionamento della portata e durata del QE, bisognerà aspettare ancora.

Mohamed El-Erian, consulente di Allianz ed ex CEO di Pimco, ha detto che “ancora una volta, la Bce rischia di sbagliare sul lato dell’eccessiva prudenza evitando qualsiasi notevole riduzione di stimolo monetario”, anche se la bilancia degli argomenti pro e contro il tapering “pendono dalla parte di un cambiamento di politica”.

Insomma, anche se non dovrebbe esserci nessun grande scossone, quella di oggi sarà la prima passo verso una normalizzazione delle politiche monetarie, che rischia di mettere in difficoltà soprattutto l’Italia e i paesi maggiormente indebitati dell’Eurozona che facevano grande affidamento sugli acquisti di titoli di Stato da parte di Draghi e colleghi del direttorio.