Bce, nuovi stress test anti Brexit per le banche

15 Giugno 2016, di Daniele Chicca

LONDRA (WSI) – Con l’avvicinarsi del referendum sulla Brexit – ormai mancano otto giorni e gli ultimi sondaggi danno il fronte del no all’Europa in vantaggio – la Bce si prepara al peggio. Tra le misure messe a punto, oltre alla possibilità già ventilata nelle scorse ore di fare ricorso all’helicopter money, c’è anche un nuovo round di esami della solidità degli istituti di credito principali della regione.

Lo ha fatto sapere ieri Danièle Nouy, responsabile della vigilanza creditiza della banca centrale, che in un’audizione in Parlamento ha detto: “Ci siamo disposti per il peggior scenario”. I mercati temono che si possa ripetere il caos visto nel 1992 con il crollo della sterlina o nel gennaio del 2015 con il balzo del 40% del franco svizzero che ha gettato sull’orlo del fallimento decine di fondi di investimento.

“Abbiamo chiesto dei piani agli istituti che potrebbero più patire gli choc e li collaudiamo per essere sicuri che siano adeguati”. Si tratterebbe di un nuovo genere di stress test, una pratica ormai comune dalle nostre parti. Salvo che le prove di sforzo fatte sinora erano esercitazioni e questa, se va male, è una guerra senza quartiere.

Le grandi banche d’affari del mondo, tra cui Goldman Sachs, Citigroup, JP Morgan, RBS, Barclays, Deutsche Bank e HSBC, hanno già fatto sapere ai loro trader che dovranno fare le ore piccole e lavorare anche di notte nel giorno del referendum, il prossimo 23 giugno. I seggi chiuderanno alle 9 ora locale. Sarà la notte più importante dai tempi del “mercoledì nero” di 24 anni prima.

Fuga di capitali da UE e UK

I mercati e i gestori si preparano ad assistere alle 24 ore più volatili dell’ultimo quarto di secolo. Un voto contro l’Europa (“Leave”) comprometterebbe i tentativi di integrazione Europea che vanno avanti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e metterebbe in dubbio la tenuta della sterlina e di un’economia, quella britannica, da 2.900 miliardi di dollari.

Gli economisti hanno avvertito che l’Europa, ora paralizzata, rischia di risvegliarsi in uno scenario da incubo. “Ci sarà una reazione severa, questo è certo”, osserva Paola Subacchi, economista della londinese Chatham House. La ricercatrice italiana prevede “un massiccio flusso di capitali in uscita dal Regno Unito e dall’Ue“, se non altro “perché sarà l’inizio di una fase di grave incertezza”.

“I mercati sono stati sequestrati dall’imminenza del voto britannico”, aggiunge Ken Peng, analista della Citi Private Bank di Hong Kong nel commentare la caduta dei listini asiatici. “È difficile persuadere qualcuno a prendere delle decisioni prima del voto. Una Brexit condannerebbe l’Europa a anni di indeterminatezza”. Per Nbcnews Zeg Choudhry, managing director del broker Lontrad, l’incognita è totale: “Tutte le banche muovono in calo visto che, in caso di Brexit, saranno loro a essere più colpite”.