Bce, in Germania vogliono che Draghi se ne vada

16 Dicembre 2015, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Ormai sono poco meno della metà gli imprenditori e manager tedeschi che giudicano in maniera positiva l’operato della Bce, laddove questa estate la percentuale di persone che appoggiava Mario Draghi era a quota era al 57%.

Sono i risultati dell’ultimo sondaggio effettuato da Frankfurter Allgemeine Zeitung, secondo cui ormai il presidente della Bce ha perso stima e credibilità in Germania. A dirigenti e imprese non piace la progressiva divergenza di politiche monetarie tra l’Eurozona e gli Stati Uniti.

La contrarietà, secondo il quotidiano, si è infatti accentuata con l’intenzione espressa dalla Bce di imporre nuove misure di stimolo monetario, a cui si affianca l’orientamento della Fed a adottare invece un ciclo di strette. Oggi il braccio di politica monetaria Usa dovrebbe annunciare il primo rialzo dei tassi in quasi un decennio. 

Mentre l’Europa resta su posizioni espansive, gli Usa si stanno muovendo verso una dinamica restrittiva. Tutto ciò indebolirà ulteriormente l’euro nei confronti del dollaro, un’eventualità che non piace a un paese importatore e terrorizzato dal pericolo di inflazione come la Germania.

L’ostilità diventa preponderante se si chiede un giudizio specifico sul piano di acquisti di titoli di Stato, che costituisce l’ossatura della manovra di Quantitative Easing della Bce. Qui il 74 per cento degli intervistati, in pratica due su tre, lo ritiene sbagliato.

Va osservato che lo stesso quotidiano dichiara che il campione di intervistati non sia proprio amplissimo: 500 dirigenti di imprese, con lo studio affidato alla società di ricerche Allensbach. Secondo i partecipanti al momento il paese che crea maggiori rischi sulla stabilità finanziaria dell’unione monetaria è la Francia, seguita da Grecia e Italia.