Bce, Draghi ha mentito alla stampa?

13 Marzo 2017, di Daniele Chicca

Con tutti gli occhi del mercato che sono puntati alla riunione di due giorni della Federal Reserve di questa settimana, appuntamento storico in cui la banca centrale americana alzerà i tassi per la terza volta in dieci anni ma già la seconda in quattro mesi di tempo, alcuni commentatori preferiscono tuttavia ancora soffermarsi sulla stana conferenza stampa del governatore dell’istituto centrale dell’area euro della settimana scorsa.

Ha sorpreso tutti l’indiscrezione riportata da Bloomberg secondo cui il direttorio avrebbe discusso della possibilità di alzare i tassi di interesse prima della conclusione del piano di acquisto di titoli di Stato e bond societari da 1.500 miliardi di euro, che è peraltro una misura per influenzare più direttamente i mercati e il sistema finanziari.

Dopo tutto la Bce ha già deciso di iniziare a ridurre del 25% la portata del Quantitative Easing da aprile, pur estendendo il piano fino a dicembre. È possibile che lo abbia fatto pensando che una volta che il tasso di deposito torna a salire, la salute del sistema finanziario europeo migliorerà, perché le banche non dovranno più pagare la Bce per avere il privilegio di parcheggiare denaro presso i forzieri dell’istituto centrale di Francoforte.

Ma questo è l’unico motivo per un rialzo dei tassi prima del tempo. La scusa di un tasso di inflazione in crescita non sarebbe più accettata dai mercati, come sottolinea il sito di finanza Secular Investor. Pur rivedendo al rialzo le stime sull’inflazione nel 2017 e nel 2018, la Bce ha chiarito la questione, dicendo letteralmente che “non ci sono segnali convincenti di un trend al rialzo dell’inflazione sottostante”.

L’indice di inflazione generale è visto rimanere intorno ai livelli desiderati del 2% nei prossimi mesi, andamento dovuto in gran parte come conseguenza delle oscillazioni dei prezzi del petrolio. Le cifre dell’inflazione depurata da componenti volatili come cibo ed energia, tuttavia, si sono mantenute su livelli bassi e “dovrebbero crescere solo in maniera graduale nel medio termine”, secondo le stime di Draghi.

Dal momento che la Bce valuta e prende le sue decisioni sulla base dei dati macro a disposizione e con l’obiettivo di raggiungere una stabilità dei prezzi, se assisteremo a un rialzo dei tassi prima della conclusione del programma di stimolo monetario straordinario – sarebbe uno choc – allora significherà soltanto una cosa: che Draghi ha mentito alla stampa e ai mercati.

È un motivo in più per fare bene attenzione alle uscite e interventi dei membri del board della Bce nei mesi a venire.