Bce, dopo i tassi negativi arriva mega regalo alle banche

7 Aprile 2017, di Daniele Chicca

Quando la Bce ha preso contromisure straordinarie per combattere lo spettro della deflazione e rilanciare la crescita e le attività creditizie in Eurozona, esattamente un anno fa, imponendo tassi di deposito negativi del -0,4%, ci sono state conseguenze negative per le banche e la loro redditività.

Gli istituti di credito di fatto devono sborsare lo 0,4% l’anno sulle loro riserve in eccesso depositate presso la Bce. Questo ha provocato scombussolamenti nell’economia e nel sistema finanziario. Per esempio, le banche sono spinte a comprare bond governativi per rimediare a questa “penalità” insolita, oppure a scaricare i costi sui clienti e i correntisti.

Questo sui mercati ha spinto i prezzi dei bond in rialzo e abbassato i rendimenti obbligazionari, peraltro uno degli obiettivi della Bce. La Bce continua inoltre a monetizzare il debito governativo: il risultato è una pressione al ribasso incredibile sui rendimenti. Il rendimento reale (adeguato all’inflazione) dei Bund tedeschi a breve termine vale in questo momento circa il meno 2,5% per anno.

Come è chiaro e come spiega bene il professore dell’Università tedesca di Bayreuth Thorsten Polleit sul sito del Mises Institute, l’intento è quello di semplificare la vita dei debitori, ma qualcuno deve pur pagare il conto: i creditori. Stati e famiglie pagano oggi meno interessi per ripagare i loro debiti, ma le attività delle banche dell’area euro, alcune delle quali – come quelle italiane – in crisi patrimoniale, ne escono in parte compromesse.

La politica dei tassi di interesse negativi della Bce, che crea sempre più riserve in eccesso nel sistema bancario, mette sotto pressione le banche, costrette in alcuni casi a imporre i tassi negativi sui conti bancari della clientela. Molti istituti lo hanno già fatto.

Visti i tassi di interesse negativi sui depositi, tuttavia, molti clienti probabilmente finiranno per chiudere i loro conti o almeno prelevare parte dei loro depositi. La corsa agli sportelli non è mai una notizia positiva per il sistema finanziario e le banche subiranno a quel punto un ulteriore prosciugamento della liquidità, che formerà buchi nei loro già sottili bilanci.

La Bce, secondo Polleit, chief economist di Degussa, non può permetterselo e sarà costretta presto a riportare a zero i tassi sui depositi. A giudicare dalla cronaca degli ultimi giorni, Mario Draghi non sembra avere fretta, tuttavia. Il presidente della Bye ha fatto sapere che questo non avverrà presto e non prima del 2018, ovvero non prima della fine del Quantitative Easing, il programma straordinario di allentamento monetario.

Nuovo regime Bce, un regalo alle banche

Il paradosso è che la Bce, per sopperire al rialzo dei tassi inevitabile, sarà chiamata a continuare a manipolare i tassi dei bond a lungo termine. Farlo vorrebbe dire continuare a comprare bond, ossia ricorrere a una sorta di piano di Quantitative Easing. La Bce ha le capacità per farlo avendo Francoforte il diritto di fissare i livelli desiderati dei rendimenti a lungo termine, dichiarando un prezzo minimo ideale per i titoli governativi.

I prezzi del mercato obbligazionario tenderanno così a convergere verso quella soglia minima prestabilita e non scenderanno sotto tale quota. Monetizzando il debito, la Bce espanderà il suo bilancio e la moneta in circolazione, aumentando al contempo l’inflazione. Bisognerà vedere di quanto e con quali conseguenze.

Il nuovo regime, osserva sempre il consulente di macro economia del fondo P&R Real Value, sarà il seguente: i rendimenti dell’Eurozona in termini nominali saliranno leggermente, di pari passo con l’inflazione, raggiungendo o forse superando i livelli dei tassi nominali. Questo spingerà i rendimenti reali (rendimenti nominali a cui va sottratta l’inflazione) in territorio negativo. Se l’inflazione non salirà di molto, la maggior parte dei correntisti e degli investitori dovrebbero così mantenere in portafoglio i loro bond e investimenti nel reddito fisso.

Il nuovo regime sarà soprattutto positivo per le banche europee: la curva dei tassi rimarrebbe sufficientemente ripida, il che dovrebbe rendere redditizie le attività di prestito delle banche. Allo stesso tempo, i tassi di interesse negativi sulla parte breve della curva le aiuterebbero a liberarsi delle passività nei confronti di correntisti e investitori. La prossima mossa della Bce, insomma, equivarrebbe a un programma di bailout massiccio del settore bancario. Il che rappresenta una notizia positiva per gli istituti italiani, meno per i cittadini dell’Eurozona.