Banche italiane: Brexit rischia di aprire vaso Pandora

5 Luglio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Finalmente anche a Wall Street si sono resi conto del rischio sistemico che rappresenta il settore bancario per il mondo intero. In un report fresco di giornata gli analisti di JP Morgan dicono che le banche italiane sono la fonte principale di rischio sull’immediato per l’Europa, più dell’incertezza sul futuro politico nel Regno Unito.

Le banche italiane hanno diversi problemi, tra cui una difficoltà a essere redditizie e gli scarsi livelli patrimoniali. Ma la vera bomba a orologeria è rappresentata dai crediti inesigibili. Il 17% dei prestiti iscritti a bilancio sono deteriorati. Le sofferenze bancarie lorde nelle pance degli istituti di credito italiani ora ammontano a 360 miliardi di euro: dal 2008 sono aumentate di quattro volte.

Presso MPS la situazione degli npl (non-performing loans) è così grave che una squadra di 700 esperti ha preso in gestione la questione con la banca che ha creato appositamente una nuova divisione per “ospitarli”. Qualche settimana fa la banca ha messo in vendita il tutto, sperando che un partner straniero sarebbe intervenuto, favorendo e accelerando il processo di liquidazione dei suoi prestiti deteriorati. In una lettera la Bce ha chiesto ai manager dell’istituto di ridurre l’ammontare di crediti deteriorati da 46 miliardi a 32,6 miliardi entro fine 2018.

Per salvare MPS il governo intende appellarsi all’articolo 32 delle norme Ue sul fallimento e salvataggio di una banca e che consente a un istituto che viene bocciato agli stress test di ricorrere agli aiuti pubblici per colmare il buco patrimoniale con nuovi capitali freschi.

Con il nuovo regime del bail-in europeo, se salta per aria una banca a pagare sono obbligazionisti, investitori e risparmiatori, non i contribuenti come avveniva prima del primo gennaio 2016 per i bailout. Gli italiani hanno già avuto un assaggio di cosa questo significa quando il governo ha salvato per decreto quattro banche regionali.

Un motivo in più per cui Matteo Renzi e il capo del Tesoro Pier Carlo Padoan non vogliono commettere lo stesso “errore” – in termini di popolarità soprattutto, almeno dal loro punto di vista – e stanno cercando di ottenere una qualche forma di aiuti pubblici per il settore malandato, nel tentativo di scongiurare una corsa agli sportelli offrendo garanzie statali.

Obiettivo: evitare corsa sportelli

L’obiettivo del paracadute da 150 miliardi – che prevede garanzie alla liquidità per le banche solvibili entro fine anno – è quello di contenere il panico degli investitori, che potrebbe tradursi in una corsa agli sportelli con impatto penalizzante immediato sulla liquidità delle banche stesse.

Smaltire le sofferenze è diventata un’impresa, in particolare dopo la Brexit. Il voto dei cittadini britannici ha intensificato la gravità dei problemi del reparto bancario italiano, rendendo sempre più impellente un intervento “sanatorio”.

Con la Brexit l’operazone di vendita dei crediti inesigibili di MPS è a rischio, secondo alcuni banchieri, e “l’incertezza è cresciuta in un momento in cui le banche fanno fatica a restare redditizie per via dei tassi ultra bassi e la debole crescita economica”, si legge sulle pagine del Wall Street Journal.

Contattato dallo stesso quotidiano finanziario americano Lorenzo Codogno, ex direttore generale del Tesoro, ha avvertito che “la Brexit potrebbe aprire una crisi grave nel settore bancario italiano”. “Se i timori sulla Brexit non sono risolti immediatamente, il rischio di un collasso dell’Eurozona è certamente reale”

Con la Brexit poi le banche centrali sono destinate a tenere bassi a lungo i tassi di interesse e possibilmente varare altre misure di stimolo monetario. Anche se l’Italia ha per il momento solo una banca, Unicredit, che è classificata come sistemica secondo le norme di regolamentazione internazionale, alcuni analisti sostengono che gli stress test post Brexit di fine luglio potrebbero minacciare la stabilità dell’italia e potenzialmente di tutta l’Unione Europea.

Come ha osservato il vice ministro dell’Economia Pierpaolo Baretta, “c’è un epidemia è l’Italia è il paziente più malato di tutti”. Se non fermiamo il contagio in tempo, diventerà il problema di tutti. Lo choc della Brexit ha creato un certo senso di emergenza“.


Fonte: Wall Street Journal