Economia

Banche europee sono diventate più robuste ma meno redditizie

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Dieci anni di sforzi per svoltare pagina dopo la grande crisi finanziaria de 2008 sono serviti a rendere più solida l’industria delle banche europee. Ciononostante, complici una serie di fattori esterni sfavorevoli, le performance di bilancio sono state contrastate l’anno scorso e variano a seconda dei casi.

Il denominatore comune, a prescindere dal paese e dalla singola banca presa in esame, è che in un mercato sempre più globale non c’è spazio per gli attori più piccoli e a raggio locale. Specie con la minaccia immediata del fenomeno FinTech che incombe.

Un nuovo mondo bancario, meno favorevole agli investimenti di mercato

In piena stagione di trimestrali, vale la pena fare il punto sullo stato di salute del settore bancario europeo. Complice un calo degli utili l’anno scorso BNP Paribas, gigante abituato a battere le attese, ha dovuto ridimensionare una parte dei suoi obiettivi finanziari per il 2020.

Il giorno successivo è toccato a Société Générale fare la stessa cosa dopo una trimestrale a tinte fosche. I conti della banca francese non hanno convinto del tutto e per le banche francesi – così come per le rivali europee – c’è una ritornello che si ripete.

Da UniCredit alla prima banca di Germania Deutsche Bank, passando per le spagnole BBVA e Santander, arrivando fino alle svizzera UBS: le attività di mercato – un tempo fiore all’occhiello dell’industria bancaria – languono.

Le cause delle difficoltà delle divisioni di investimento

Le cause sono molteplici. Le incertezze legate alle tensioni commerciali sino americane, le nubi che aleggiano sulla Brexit, e il rischio di un cambio di paradigma politico in Europa. Il tutto in un contesto di crescita debole e tassi ancora storicamente mai così bassi. Un fenomeno che complica il tentativo delle banche europee di far fruttare il denaro.

I fattori sopra citati si sono tradotti in oscillazioni di prezzo per alcuni mercati. E su base annuale in un calo per il 90% circa delle classi di attivo. In particolare nell’ultimo trimestre del 2018, azioni, bond e strumenti derivati hanno tutti perso terreno.

Alla luce di queste difficoltà sui mercati, Jean-Laurent Bonnafé, direttore generale di BNP Paribas (vedi foto in evidenza), ha riconosciuto che l’istituto potrebbe abbandonare alcune attività di investimento. Il gruppo punta a realizzare 350 milioni di euro di risparmi in più del previsto da qui al 2020. I tagli saranno concentrati soprattutto nella divisione di investimento (BFI).

Dal canto suo Société Générale ricorrerà a un piano di riduzione dei costi di circa 500 milioni di euro nella sua divisione di investimenti. Nel Regno Unito, Barclays deve fare i conti con le pressioni di un socio azionista attivista che ha in mano più del 5% del capitale e che desidera vedere una riduzione nel settore investimenti. I risultati di questa divisione sono più erratici rispetto alla banca retail commerciale, ma il gruppo inglese per il momento non cambia linea strategica.

Banche europee, “settore veramente sano e robusto”

“I finanziamenti dell’economia europea passeranno sempre di più dai mercati. È molto importante di disporre di una banca d’affari e di attività di investimento pensando in ottica 2025-2030”: così ha difeso la scelta del gruppo mercoledì scorso Yann Gérardin, responsabile della divisione investimenti di BNP Paribas.

Bisognerà operare con cautela e badare alle spese, tuttavia. Anche perché come ha osservato la Bce, il 2019 è iniziato con condizioni più difficili del previsto. Detto questo, gli altri settori in cui sono attive le banche europee – assicurazione, gestione di asset, credito al consumo o immobiliare commerciale – hanno realizzato in media delle performance molto buone l’anno scorso.

In generale “probabilmente è da trent’anni a questa parte che non avevamo tante banche con tanto capitale e una buona qualità del credito”, dice all’agenzia stampa AFP David Benamou, direttore degli investimenti presso Axiom AI. Che conclude: “Abbiamo veramente un settore che è sano e robusto”.