Banche e titoli di Stato: si esprime il parlamento Ue

19 Febbraio 2016, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – Continua il braccio di ferro tra Italia e Europa sulla questione dei titoli di Stato. L’ultimo capitolo della saga riguarda la votazione a maggioranza da parte della Commissione Affari economici del Parlamento Ue di una risoluzione sull’Unione bancaria che porta la firma di Roberto Gualtieri, il presidente del Comitato per gli affari economici e monetari.

Ricapitolando la questione, qualche tempo fa il ministro delle finanze tedesco Wolfang Schaeuble e il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann avevano proposto l’introduzione di un tetto del 25% per il portafoglio titoli delle banche prima di introdurre quello che è stato definito il terzo pilastro dell’Unione bancaria, ossia la garanzia comune dell’Eurozona sui depositi bancari.

Un disastro per le banche italiane, così aveva tuonato alla proposta tedesca sia il Ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan che il Premier Renzi tanto che, prima di partire per il vertice Ue dei Capi di Stato e di Governo, quest’ultimo aveva ammonito che il governo italiano avrebbe posto un veto su qualsiasi proposta per modificare il tetto alla quantità di titoli sovrani delle banche.

Oggi arriva la mozione firmata da Gualtieri che traduce questo veto italiano sulla carta, richiamando le istituzioni europee alla calma senza produrre distorsioni del mercato e minare alla stabilità finanziaria.

“Necessario valutare con attenzione le possibili modifiche di medio termine dell’attuale struttura regolatoria, senza ridurre il funding disponibile per gli stati membri, senza determinare involontarie distorsioni di mercato e senza influenzare la stabilità finanziaria, e invita a considerare le eventuali modifiche come parte di uno sforzo coordinato a livello globale (…) Allo scopo di ottenere una riduzione complessiva del rischio, dovrebbero anche essere intraprese alcune misure per ridurre, nei portafogli la presenza di asset di livello due e di livello tre (quelli tendenzialmente più illiquidi e rischiosi perché non ci sono strumenti di mercato per determinarne facilmente il prezzo, asset presenti in proporzione molto elevata nei bilanci delle banche nord europee) e bisognerebbe anche assicurare una piena convergenza dei sistemi basati sui rating interni per la misurazione del rischio di credito”.