Banche centrali ricorrono all’opzione nucleare

24 Gennaio 2017, di Daniele Chicca

Nel tentativo di salvare il sistema, le banche centrali ricorrono all’opzione nucleare, ossia l’acquisto di titoli azionari. Tra le prime ad avventurarsi in un simile piano è stata la Banca del Giappone. Ora circa l’80% delle autorità di politica mondiale ha intenzione di comprare titoli azionari e il 43% titoli del debito societario.

Sono i risultati di uno studio condotto da Invesco sugli investimenti delle banche centrali. Nella ricerca è stato interpellato un campione di 18 gestori di riserve. Le riserve delle autorità monetarie sono cresciute nettamente negli ultimi anni, spingendo alcune banche centrali a comprare titoli di Borsa per poter incamerare qualche guadagno.

In pratica sono state le stesse banche centrali con le loro politiche dei tassi ultra bassi ad aver spinto i loro pari, ossi gli investitori più conservativi del mondo, a mettersi anche loro a caccia di ritorni da investimento più alti.

“Alle banche centrali interessa relativamente poco se tali investimenti portano profitti o perdite, perché tanto possono sempre stampare altro denaro”. Per questo motivo, sottolineano gli analisti al Wall Street Journal, il rischio corso è meno importante rispetto agli investitori comuni.

Mercati sempre più falsati

Dal momento che il rischio non fa più parte dell’equazione e che rimane solo il ritorno da investimento, in un contesto di tassi ancora bassi le banche centrali hanno deciso che è giunto il momento di iniziare a comprare azioni. Insomma, “sta crescendo sempre di più l’appetito per strategie di investimento più rischiose”, fanno sapere da Amundi, il primo gestore di asset in Europa.

“Quando i rendimenti hanno incominciato a diventare veramente bassi e avvicinarsi allo zero nel 2014, è lì che abbiamo deciso di iniziare a fare investimenti nell’azionario”, ha spiegato al Wall Street Journal Jarno Ilves, head of investments della Banca centrale finlandese, che punta ad aumentare ancora la sua esposizione in titoli azionari.

Giusto per fare un esempio tra tanti, la percentuale di azioni nelle riserve della banca nazionale svizzera (SNB) era pari al 7% nel 2009. Quattro anni dopo la banca centrale ha incominciato a comprare altri titoli e ora la componente azionaria costituisce ben il 20% del totale delle riserve. Tra questi titoli, compaiono grandi società quotate a Wall Street come Apple, Exxon Mobil e Microsoft, stando ai filing pubblicati dalla SEC, la Consob americana.

Così i mercati, però, risultano sempre più falsati, oltre che “monetariamente” drogati.