Banche centrali: come cambiano, tra nuove strategie e valute digitali

6 Ottobre 2020, di Redazione Wall Street Italia

Banche centrali: come cambiano, tra nuove strategie e valute digitali

di Alessandro Tentori, CIO AXA IM Italia

Sia la Federal Reserve che la Banca Centrale Europea hanno aperto i lavori per migliorare il modello di trasmissione della politica monetaria.
Mentre il lavoro della Fed – la cosiddetta Policy Review – aperto agli inizi del 2019 e conclusosi a fine Agosto 2020 ha già portato a un significativo cambiamento della strategia monetaria di Washington (anche se rimangono da definire gli aspetti operativi della nuova strategia), il cantiere della BCE è stato aperto da poco.
Ciononostante, sono già circolati indiscrezioni e commenti ufficiali sui grandi temi che verranno affrontati a Francoforte. Non dimentichiamo inoltre la Banca Centrale del Giappone, che da decenni si trova ormai sulla frontiera tecnologica della politica monetaria.

In sintesi sono tre le coordinate sulle quali si muoveranno le banche centrali del futuro, vediamole insieme.

Banche centrali: definizione del target

Mentre il “mandato” di una banca centrale viene in genere deciso dal Parlamento, l’interpretazione del mandato è a carico della banca centrale stessa. Un esempio concreto è il mandato di “stabilità dei prezzi” sancito dall’Art. 127 (1) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. L’interpretazione e la quantificazione della stabilità dei prezzi come una variazione annua dell’indice HICP “vicina, ma sotto il 2%” è opera del Consiglio Direttivo della BCE.
Recentemente, la Fed ha cambiato la sua interpretazione di stabilità dei prezzi, affermando che l’obiettivo non è più un’inflazione del 2%, ma un’inflazione del 2% “in media”.
Come già evidenziato, il cambiamento stravolge il modus operandi della politica monetaria di Washington e riapre il dibattito sul “commitment” che sembrava ormai archiviato.
In ogni caso, la policy review di Francoforte potrebbe serbarci una sorpresa su questo fronte, come lasciato intendere dalla Presidente Lagarde durante il suo intervento alla conferenza annuale degli ECB Watcher.

Banche centrali: integrazione con le altre forze di politica economica

Uno sguardo a oriente ci insegna che la politica monetaria potrebbe avere raggiunto un livello di saturazione, oltre il quale da sola non può spingersi. La soluzione, intrapresa ormai da decenni a Tokyo, è un’interazione, oserei quasi definirla un’integrazione tra le diverse forze di politica economica.

In particolare, il dialogo tra politica fiscale e politica monetaria si è intensificato parecchio negli Stati Uniti e in Europa, grazie anche alla necessità di finanziare le misure legate all’emergenza sanitaria.
Le recenti dichiarazioni di Philip Lane nonché di Jens Weidmann fanno da eco ai commenti in questa direzione da parte di Christine Lagarde. In questo contesto si colloca anche il repentino cambio di paradigma avvenuto al Fondo Monetario Internazionale (IMF), per anni incline alle politiche di austerity che peraltro hanno avuto un effetto dirompente anche sull’assetto politico dei paesi sovrani.

Purtroppo, il ciclo congiunturale non è sempre sincronizzato con quello fiscale e quello finanziario, rendendo così un approccio integrato estremamente complesso da gestire.
Per esempio, si può verificare una situazione in cui il tasso di inflazione è sotto il target del 2% mentre i mercati azionari presentano segnali di valutazioni eccessive piuttosto che di utilizzo sproporzionato della leva finanziaria.
Che fare in questa situazione? Alzare i tassi di interesse per sgonfiare una possibile instabilità finanziaria sul nascere, rischiando così una disinflazione dell’economia? Oppure abbassare i tassi per scongiurare la deflazione, ma al costo di un sistema finanziario instabile?

Valute digitali

Il tema dell’emissione e della gestione centralizzata di una valuta digitale è ormai di dominio universale. La necessità di stabilizzare il sistema finanziario in un contesto di proliferazione di una ecologia di valute digitali private è uno dei motivi primari per l’introduzione di cosiddette valute digitali emesse da banca centrale (CBDC).
Il rischio di una alta volatilità dei depositi del sistema bancario fa da contraltare ai vari benefici che una CBDC potrebbe portare. In ogni caso, va trovato un equilibrio tra questi diversi strumenti valutari, equilibrio che avrà necessariamente anche dei risvolti sulla strategia di politica monetaria in un futuro neanche troppo distante.

Come dicevo prima la complessità del problema che stiamo affrontando in ambito di politica monetaria è altissima. Molto probabilmente non esiste una soluzione ottimale e si dovrà procedere per approssimazione o come si usa dire in Inghilterra “by trial and error”.

Ovviamente il tema del commitment e dell’ingerenza della sfera politica in quella monetaria desta preoccupazione non solo a livello accademico, ma anche nel mondo degli investimenti. È quindi un tema che viene preso molto sul serio da AXA Investment Managers.