Banca Australia taglia tassi al 3%: minimi dal 2009

4 Dicembre 2012, di Redazione Wall Street Italia
*Questo documento e’ stato preparato da MPS Capital Services ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI) Siena – Come da attese, la Reserve Bank of Australia ha abbassato il costo del denaro di 25 punti base per aiutare la ripresa e svalutare il dollaro. Da novembre 2011 e’ stata eseguita una riduzione di 175 pb del costo del denaro. La valuta nazionale ha subito ceduto terreno nei confronti di euro e corona norvegese, prima di azzerare le perdite a meta’ seduta europea.

Il motivo del recupero della divisa nazionale nei confronti delle principali concorrenti e’ legato ai commenti meno accomodanti del previsto della banca centrale. I trader scommettevano su accenni piu’ “da colomba” dopo la nuova operazione di allentamento monetario.

Qualche settimana fa gli analisti nei mercati valutari di Goldman Sachs avevano consigliato di shortare la valuta australiana, in considerazione di fattori macro e delle prospettive di una nuova riduzione del costo del denaro, che tende a indebolire la valuta e aumentare i rischi di inflazione.

Tassi di interesse: l’annuncio del buyback greco e l’apertura della Merkel ad una cancellazione di parte del debito greco hanno comportato un rialzo delle borse ed un calo degli spread che si è mantenuto consistente per buona parte della sessione. Sul finire di seduta invece, complice i deludenti dati macro Usa, i rialzi si sono ridotti. Il differenziale italiano è sceso fin sotto i 300 pb mentre il tasso decennale si è portato sotto il 4,5%. La Spagna ieri ha avanzato richiesta formale di finanziamento per il sistema bancario ed i ministri finanziari della zona Euro riunitisi ieri hanno approvato l’esborso di 39,5 Mld€ (37 Mld€ per quattro banche incluso Bankia e 2,5 Mld€ per il finanziamento della bad bank). Il pagamento è atteso intorno al 12 dicembre e sarà effettuato al fondo di ristrutturazione bancaria FROB.

I ministri dell’Eurogruppo hanno deciso di rimandare la decisione su Cipro non prima della prossima riunione del 13 dicembre e comunque entro il 21 gennaio. Il 13 dicembre i ministri finanziari dell’area Euro si riuniranno a poche ore prima del vertice del capi di stato e governo per fare il punto sull’esito del buyback del debito greco che ricordiamo terminerà il 7 dicembre. Oggi si riuniranno invece i ministri finanziari dell’Ue e secondo un’indiscrezione di esponenti Ue a Bloomberg, potrebbe essere raggiunto un accordo sulla supervisione bancaria da affidare alla Bce. Il ministro delle finanze tedesco Schaeuble in un discorso al Parlamento europeo ha dichiarato che la crisi va risolta “step by step” (un passo alla volta) e che la Germania è anche pronta ad eventuali cambiamenti dei trattati Ue. Oggi sono attese le aste sui titoli a breve del Belgio e dell’Efsf per un ammontare di circa 4 Mld€.

Negli Usa listini azionari in calo penalizzati soprattutto dal comparto materie prime, dopo la pubblicazione dell’indice Ism manifatturiero che a novembre è tornato nella zona segnalante possibile contrazione. Più in dettaglio, l’importante componente occupazionale di tale indice si è posizionata anche essa sotto quota 50, per la prima volta da oltre tre anni. Si tratta di un’indicazione importante in vista dei dati sul mercato del lavoro del prossimo venerdì. Nel frattempo è arrivata la proposta da parte dei repubblicani sul fronte fiscal cliff, diametralmente opposta come struttura a quella presentata dall’amministrazione Obama. I repubblicani propongono infatti un piano di riduzione del deficit concentrato soprattutto sul taglio della spesa per un importo di 1400Mld$, a fronte invece di un aumento del gettito fiscale grazie non ad aumenti delle tasse ma soprattutto a limiti imposti alle deduzioni per i redditi più elevati. Il timore che il fiscal cliff possa risolversi in un drastico incremento della tassazione dei dividendi sta portando diverse aziende Usa ad anticiparne la distribuzione: è questo ad esempio il caso di Oracle che ha annunciato il pagamento in unica soluzione dei dividendi di tre trimestri il prossimo 21 dicembre.

Valute: sempre sopra area 1,30 il cross euro vs dollaro, pesano i dati macro deludenti statunitensi di ieri ed i timori per il Fiscal Cliff, oltre al clima di maggiore ottimismo in area euro. Il livello di supporto si colloca a 1,302-1,297, mentre quello di resistenza ad 1,313. L’euro/yen continua a stazionare in prossimità dei massimi da fine aprile. Per oggi resta valido il livello di resistenza segnalato ieri in area 107,60-108. Supporto di breve a 106,80. Stabile poco sotto i massimi dal 1993 lo yuan cinese vs dollaro, su segnali di miglioramento dell’economia cinese. Dollaro australiano in apprezzamento verso le principali valute nonostante il taglio dei tassi della banca centrale (RBA) ai minimi da 50 anni.

Materie prime: poco mosso il prezzo del Brent che continua a stazionare nella fascia 108-112 da circa metà novembre. Questa mattina si assiste ad un ribasso dei metalli preziosi, dopo il recupero di ieri, con l’oro che si colloca poco sopra i 1700$/oncia. Ieri in Cina è iniziata la negoziazione dell’oro sulla piattaforma interbancaria per un controvalore di 20 Mln yuan (2,5Mln€). Ennesimo record per l’ammontare di oro detenuto dagli Etf. Misti i metalli industriali. Tra gli agricoli in evidenza lo zucchero (+2,1%) su segnali di minore produzione dall’India, secondo produttore mondiale.

Copyright © Servizio Market Strategy MPS Capital Services per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved