Bail in e Bail out: le differenze

8 Febbraio 2017, di Mariangela Tessa

Dal primo gennaio 2016 in Italia e nei paesi dell’Eurozona sono cambiate le nuove norme di salvataggio delle banche in crisi. Da allora e’ infatti entrata in vigore la nuova normativa europea ­ Bank Resolution Recovery Directive o BRRD ­ sui salvataggi dei grandi gruppi bancari. Una direttiva pensata con l’obiettivo di evitare che future crisi bancarie possano pesare sui contribuenti dei paesi membri dell’area euro.

In pratica, con l’adozione dell’ultima normativa europea si passa dunque da un meccanismo di risanamento esterno (bail out) – che prevedeva un intervento diretto da parte dello Stato nel piano di salvataggio delle banche attraverso i soldi di tutti i contribuenti – ad uno strumento interno (bail in) – che vede il gli investitori delle banche stesse pagare di propria tasca per il fallimento dell’istituto.

Nel dettaglio, dunque, la nuova direttiva prevede che in caso di gravi difficoltà finanziarie delle banche siano gli azionisti, obbligazionisti e correntisti della banca stessa a contribuire al salvataggio della società in crisi. Eccezione solo per quei clienti delle banche che detengono un deposito inferiore a 100 mila euro, che viene protetto dal Fondo di Garanzia dei Depositi.

A differenza del bail out, ovvero “salvataggio esterno”, il nuovo meccanismo previsto è il bail in, a indicare un salvataggio con risorse interne alla banca stessa. Semplificando, in caso di crisi saranno prima di tutto gli azionisti a rimetterci per ripianare le perdite; toccherà poi ai detentori di obbligazioni, e in ultimo eventualmente ai clienti, ovvero a chi ha un conto corrente, anche se unicamente quelli con maggiori disponibilità.