Auto in crisi? Aci: aboliamo il Codice della Strada

11 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Secondo l’Aci, la crisi del mercato dell’auto non è sufficientemente presente nei programmi dei candidati alle elezioni. Per questo motivo, il Club ha deciso di “rinfrescare” loro la memoria con dieci proposte, che spaziano dalla riforma del settore delle assicurazioni auto all’abolizione del Codice della Strada, così come è concepito e organizzato adesso.

Realizzare tutte le proposte porterebbe un “risparmio di 26,8 miliardi di euro, riducendo la spesa annuale per l’auto da 3.500 a 2.800 euro (-700 euro, pari al 20% dei costi totali). A questi si aggiunge l’ulteriore risparmio di 850 euro di superbollo per i 200 mila intestatari di veicoli con più di 185 kw di potenza”, per un totale di più di mille euro risparmiati da ogni famiglia per la gestione dell’auto (ognuna ne possiede 1,5 stando alle statistiche), fra assicurazioni, imposte e affini. Le misure del “Manifesto degli automobilisti” sarebbero a costo zero e impatto immediato, sottolinea l’Aci.

Abolire l’attuale Codice della Strada

L’attuale insieme di norme che regola la circolazione dei veicoli è un pachiderma già aggiornato 20 volte, con 245 articoli, 19 appendici, un regolamento attuativo di 408 articoli. Troppe regole, confuse e poco comprensibili: meglio un Codice dei conducenti, di solo 50 articoli, associato a un regolamento tecnico per le caratteristiche dei veicoli e delle strade.

Formazione degli automobilisti

Patente a livelli per le auto di grossa cilindrata e corsi di rieducazione con guide obbligatorie (ed esami teorici e pratici), rispettivamente destinati a neopatentati e a chi ha perso i punti della patente, sono le due armi per aumentare la sicurezza stradale. Gli incidenti costano ogni anno allo Stato ben 30 miliardi di euro.

Rca, riforma anti-frodi

Le tariffe Rca potranno scendere solo se si attuerà un efficace contrasto alle frodi, le quali sottraggono ogni anno alle compagnie quasi 2 miliardi di euro. L’Aci sollecita per questo l’approvazione della sua proposta di legge presentata nei mesi scorsi al Governo Monti.

Bolli e accise, stop alle tasse sull’auto e i carburanti

Subito via il superbollo, che ha incassato meno del dovuto e contratto il mercato delle auto sportive. Sì alla riforma della tassa di possesso, che abbia come criterio principale l’incentivazione di chi inquina meno. Si dovrebbe pagare in base alla CO2 emessa, anche per svecchiare il parco auto circolante. Quanto alle accise sul pieno, se ne chiede “la rimodulazione e un efficace sistema di sterilizzazione dell’iva per compensare i rialzi del petrolio”.

Migliorare la mobilità

Gli incassi delle multe dovrebbero realmente essere destinati alla sicurezza stradale, e non conteggiati nel Patto di stabilità, per evitare che si blocchino interventi urgenti. In più, è fondamentale un Testo unico per il trasporto pubblico locale, per decongestionare le strade, incentivare l’uso dei mezzi e ridurre l’inquinamento.

“Gli indicatori di mercato per le quattro ruote sono negativi da troppo tempo – avverte Sticchi Damiani, Presidente Aci – e il 52% degli italiani dichiara che non cambierà auto fino al 2016, a scapito anche dell’ambiente e della sicurezza stradale (oltre 4 milioni di veicoli hanno più di 20 anni di età e il numero è aumentato del 64% dal 2005). Senza una strategia governativa il comparto non sopravvivrà: nell’ultimo anno hanno chiuso 350 concessionari e oltre 10mila sono i posti di lavoro tuttora a rischio”.

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