Luca Losito pagina 46
AXA ha annunciato l’acquisizione del 51% di Prima, principale assicuratore diretto italiano, per un corrispettivo di 0,5 miliardi di euro. Per il restante 49% sono state concesse opzioni call/put4 rispettivamente ad AXA e agli azionisti di minoranza con un prezzo di esercizio legato agli utili futuri di Prima. L’operazione, destinata a concludersi entro fine 2025, punta a quasi raddoppiare il business Auto di AXA in Italia e a rafforzare la presenza del Gruppo in Europa.
Anche durante l’estate, l’economia globale continua a inviare segnali importanti: nuove tensioni commerciali e un’incertezza crescente frenano la crescita. Secondo un recente studio della Banca Mondiale, la crescita globale rallenterà al 2,3% nel 2025, quasi mezzo punto percentuale in meno rispetto al tasso previsto all’inizio dell’anno. Se queste previsioni si confermeranno, la crescita media globale dei primi sette anni del 2020 sarà la più lenta di qualsiasi decennio dagli anni ’60.
Banca Mediolanum archivia il primo semestre 2025 con risultati da record: l’utile netto si attesta a 477,3 milioni di euro, in crescita del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il patrimonio totale amministrato raggiunge i 144,4 miliardi di euro, segnando il nuovo massimo storico per l’istituto guidato da Massimo Doris.
Dal 2011 i titoli dei mercati emergenti (EM) hanno sottoperformato quelli dei mercati sviluppati (DM), invertendo la tendenza positiva registrata nel primo decennio di questo secolo. La forza del dollaro in questo periodo ha rappresentato un fattore sfavorevole per i titoli azionari dei mercati emergenti. Ha giocato un ruolo importante anche il rallentamento della crescita degli utili dei mercati emergenti rispetto a molti paesi DM, in particolare i titoli tecnologici statunitensi.
Negli ultimi anni, complice anche la facilità con cui si aprono conti online, si acquistano immobili fuori dai confini nazionali o si investe in strumenti finanziari internazionali, cresce il numero di imprenditori e professionisti italiani che valutano (o compiono) investimenti all’estero. È una scelta che può rivelarsi strategica, ma solo se accompagnata da una solida consapevolezza fiscale.
Nel confronto con i principali Paesi europei, l’Italia continua a scontare un evidente ritardo nello sviluppo del settore fintech. Gli investimenti restano modesti e frammentati, incapaci di sostenere la crescita di un ecosistema competitivo a livello internazionale. Secondo il recente studio “Founders vs Investors: two faces of Fintech funding” di EY e Fintech District, il nostro Paese conta circa 600 startup attive, ma rimane penalizzato da una limitata capacità di attrarre capitali.
Dopo il forte crollo di aprile, il mercato azionario statunitense ha registrato un rimbalzo ancora più significativo, raggiungendo recentemente un nuovo massimo storico. Ciò ha reso molti investitori nervosi riguardo alla possibilità di un calo.
Il nostro sovrappeso sulle azioni globali rimane invariato rispetto allo scorso trimestre e la nostra convinzione di assistere a un ampliamento della performance azionaria, espressa all’inizio dell’anno, rimane valida. I multipli degli utili e delle valutazioni in mercati come l’Europa e il Giappone hanno spazio per accelerare, sostenuti dal rafforzamento dei fondamentali economici e dalle solide prospettive degli utili societari.
In questo nuovo episodio delle NFS, analizziamo il trimestre nero di Tesla, che ha deluso le aspettative con una flessione delle vendite e un outlook preoccupante, con Elon Musk che avverte di mesi difficili a venire. Parliamo anche della BCE, che decide di mantenere invariati i tassi di interesse, nonostante l’incertezza dovuta alle tensioni commerciali. Infine, focus sulla decisione di UniCredit di ritirarsi dall’acquisizione di Banco BPM dopo l’intervento del governo con il golden power. Un episodio ricco di spunti su cosa sta accadendo nei mercati e nel settore bancario. Ascolta subito il podcast per scoprire tutti i dettagli.
Nonostante l’intensificarsi delle polemiche politiche intorno alla Federal Reserve, non prevediamo cambiamenti radicali nella politica monetaria, indipendentemente da chi sarà confermato come prossimo presidente. Un candidato nominato da Trump favorirebbe probabilmente un ritorno più rapido a una politica neutrale rispetto all’attuale posizione mediana del Federal Open Market Committee (FOMC).