Argentina e Turchia, approcci drastici ma opposti contro la crisi valutaria

14 Agosto 2018, di Alberto Battaglia

Nel bel mezzo della crisi della lira turca la banca centrale dell’Argentina, alle prese con l’altra moneta più colpita dai mercati da inizio anno, il peso ha alzato a sorpresa i tassi di ben 5 punti al 45%. Il peso argentino ha ceduto oltre il 35% del suo valore sul dollaro da inizio anno, arco temporale nel quale la banca centrale era già intervenuta sui tassi altre tre volte. Al momento il peso cede il 2,32% sul dollaro a 0,03340.

Il Paese guidato dal presidente di ispirazione liberale Mauricio Macri si è finora comportato in modo assai diverso, e più convenzionale rispetto alla Turchia, di fronte alla svalutazione della sua moneta: il rialzo dei tassi d’interesse, una mossa che invita i capitali a fluire all’interno dell’economia.

“La banca centrale argentina sta mostrando determinazione nel prevenire un peggioramento della svalutazione e dell’inflazione”, ha commentato il capo della ricerca sull’America latina di Goldman Sachs, Alberto Ramos.

La Turchia, al contrario, di fronte alla crisi valutaria ha optato per mantenere i tassi di riferimento fermi ai livelli del 7 giugno, al 17,75%, nonostante la fuga dagli asset nazionali che ha affossato la lira soprattutto negli ultimi due mesi. Solo nel periodo compreso dall’ultimo rialzo dei tassi ad oggi, sul Forex la lira ha perso circa il 32% del valore sul dollaro.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, la cui influenza di fatto si estende anche sulla politica monetaria, è manifestamente contrario al rialzo del costo del denaro, che comporterebbe un inasprimento delle condizioni del credito per famiglie e imprese.

Il tasso d’inflazione, tuttavia, ha raggiunto il 15%. Il 13 agosto la banca centrale turca ha annunciato alcune misure di sostegno finanziario che dovrebbero incrementare la liquidità dei mercati valutari, attingendo dalle riserve di dollari, oro e lire.

Intanto anche il Brasile prepara una contromossa alla crisi della Turchia, che rischia di avere conseguenze sugli altri mercati in via di Sviluppo. Pare infatti che le autorità siano pronte a intervenire “in tempi rapidi” sul mercato valutario e su quello dei titoli di stato in caso dovesse proseguire o intensificarsi la volatilità che ha preso di mira i paesi emergenti.

Lo comunica Reuters citando una fonte vicina al ministero delle Finanze che ha chiesto di rimanere anonima. La banca centrale e il Tesoro potrebbero agire di concerto in modo da tranquillizzare i mercati e gli investitori. La crisi della lira e del debito turchi sta in effetti incominciando a contagiare altri mercati emergenti.