Analisti: cosa farà la Fed

3 Maggio 2017, di Daniele Chicca

Il team di economisti di UBS è convinta che la Federal Reserve lascerà invariati i tassi di interesse al termine della riunione di politica monetaria nella serata italiana, mentre i mercati finanziari danno al 13% le possibilità di una stretta monetaria oggi. Ci sono invece due possibilità su tre di un rialzo del costo del denaro tra un mese.

“Secondo noi la Fed manterrà lo status quo visto l’indebolimento dei dati sull’inflazione di marzo e sul Pil nel primo trimestre”.

In particolare deve preoccupare la performance deludente dell’economia, la prima al mondo, nei primi tre mesi dell’anno, secondo la banca svizzera e rispecchia una crescita più lenta dei consumi. Le esportazioni e il capex sono invece cresciuti.

Allo stesso tempo l’indice ‘core’ CPI di marzo e il PCE ‘core’ del primo trimestre hanno registrato livelli “insolitamente bassi” per via delle componenti volatili come le spese del settore no-profit per conto dei nuclei familiari.

In ogni caso le anticipazioni macro erano già scontate nei prezzi, con i tassi nominali e breakeven che si sono già mossi in calo dalla riunione della Fed di marzo, quando il costo del denaro è stato alzato per la terza volta in meno di un anno e mezzo.

Secondo Chris Iggo, Chief Investment Officer Obbligazionario di AXA Investment Managers, molto dipenderà anche dalla politica e soprattutto dalla riforma fiscale voluta dal presidente americano Donald Trump.

“Dobbiamo prestare attenzione alla politica”, se l’amministrazione Usa “dovesse introdurre gli stimoli fiscali, il risultato sarebbe un rialzo dei tassi di interesse e probabilmente dell’inflazione. Questo influirebbe negativamente sui rendimenti obbligazionari e accelererebbe le dinamiche di fine ciclo, soprattutto se altri Paesi ricorressero alla politica fiscale (magari dopo un eventuale esito non populista alle elezioni europee)”.

“Anche in questo caso, i tassi dovranno salire molto, considerato il loro punto di partenza. Comunque, certamente mi aspetto che i rendimenti dei Treasury salgano ben oltre il 3% se Trump introdurrà gli stimoli fiscali e se la Fed porterà i tassi oltre il 2,5%. È meno facile valutare i rischi politici generati dal ciclo elettorale o dalle tensioni geopolitiche”.

Sui mercati finanziari negli Stati Uniti i tassi di mercato sono calati, in attesa del comunicato della Fed di questa sera, in un contesto di calo delle aspettative d’inflazione sul tratto a 10 anni. Come spiegano gli analisti di MPS Capital Services “stasera non sono attese variazioni del tasso di riferimento da parte della Fed, con gli operatori focalizzati a localizzare nel comunicato eventuali valutazioni della Fed sullo stato dell’economia dopo alcuni recenti dati macro inferiori alle attese”.

I future sui Fed Fund assegnano all’ipotesi di un rialzo stasera solo un 13% di probabilità, a fronte invece di un 66% per la riunione di giugno. Da notare che oggi non è prevista una conferenza stampa da parte di Janet Yellen.

Per Alberto Biolzi, responsabile direzione Wealth Management di Cassa Lombarda, la riunione sarà decisiva per capire se la Fed confermerà l’intenzione di proseguire nei rialzi dei tassi di interesse in corso d’anno (almeno due ritocchi al rialzo previsti), ma anche per avere dettagli ulteriori su quello che la banca centrale vuole fare con il suo bilancio. Le indicazioni sulle prossime mosse per smontare il bilancio da 4.500 miliardi di dollari vengono ritenute “molto importanti” dal gestore dell’istituito specializzato nel private banking.