Ambiente e salute: CO2 a “stelle e strisce”

1 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

Il neo presidente del Stati Uniti d’America, Donald Trump ha deciso: “Fuori dagli accordi su clima stipulati a Parigi nel 2015”.

In pratica ha detto che il CO2 americano non  è dannoso, anzi può essere salutare per l’economia americana in  termini di costo benefici derivante dall’attività estrattiva del carbone, soprattutto tenendo conto dei posti di lavoro che si potranno recuperare.

Per questa ragione, smentendo la credibilità di un Grande Paese ed una consolidata democrazia, disconosce gli accordi sottoscritti in materia dal suo predecessore, consentendo alla sua amministrazione di rinunciare a qualunque sforzo per limitare e ridurre la produzione e/o immissione di “anidride carbonica” nell’atmosfera.

Malgrado rappresenti, insieme alla Cina, il più grande produttore di sostanze inquinanti per l’intero pianeta, si rifiuta di sottostare ai faticosi accordi raggiunti.

Il futuro è “fossile”, dice TRUMP.

La posizione dell’amministrazione, la cui posizione venne esplicitata già nella campagna elettorale,  è abbastanza chiara in materia: da un lato minimizzare il tema stesso del cambiamento climatico, dall’altra cercare di tenere fede alle promesse fatte all’industria del carbone e a chi ci lavora.

La riflessione che mi viene da fare è: ma come è possibile tradire un accordo e quindi un impegno sottoscritto da un grande Paese per i tramite di un suo qualificato rappresentante, identificato nel Presidente degli stati Uniti d’America?

Al netto di eventuali “penalità” che mi auguro siano state pensate all’atto della stesura di tale accordo, un atteggiamento del genere, in qualunque contesto, non solo giuridico, verrebbe definito una “inadempienza contrattuale”.

La risposta che io mi do’, è direttamente riconducibile al limitato potere contrattuale che hanno gli Stati aderenti a tale accordo, a cominciare dall’Europa.

Insomma, i Paesi forti, sotto ogni punto di vista, possono “fare & disfare” accordi a prescindere dalle conseguenze che, a giudicare dalle variazioni climatiche e valutazioni scientifiche  poste a base di tali iniziative, non sembrano confacenti a “improvvisate” così dirompenti ed inattese.

Il calendario delle sorprese sarà lungo e siamo ancora all’aperitivo.