Amato premier

23 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Giuliano Amato, che per spending internazionale ed esperienza istituzionale e’ stato fin dall’inizio la prima scelta del Capo dello Stato e continua ad esserlo, e’ a un passo da Palazzo Chigi. Ma alle sue spalle c’e’ ancora in corsa Enrico Letta, sostenuto da un forte pressing del Pd, che ritiene di avere piu’ chanches di compattarsi sul nome del suo vicesegretario e, dopo i travagli degli ultimi giorni, teme per la sua tenuta interna.

Per un profilo di Giuliano Amato, compresa la sua appartenenza al gruppo Bilderberg, leggi l’articolo di WSI:

Amato, ‘not fit’ per il Quirinale

Un ragionamento che sarebbe stato fatto anche al Capo dello Stato stasera nel corso dell’incontro con la delegazione Dem al Quirinale. Il bilancino di Giorgio Napolitano ha a lungo oscillato, nella giornata di oggi, sul nome dell’ex premier e su quello del Letta giovane, ma anche su quello di Matteo Renzi. A lungo Napolitano ha riflettuto sulla possibilita’ di replicare in Italia un ‘tandem’ come quello tanto amato dagli inglesi: l’anziana Regina Elisabetta ed il quarantenne David Cameron.

Il Capo dello Stato si prende ancora una notte di tempo per sciogliere la sua riserva, ma pare propenso ad affidare la guida del governo delle larghe intese ad una figura dalla riconosciuto profilo internazionale. Pd e Pdl si affidano tuttavia docili alla volonta’ del Presidente della Repubblica: dopo i toni imperativi del suo discorso di ieri, danno rapidamente il via libera al governo “dell’intesa” che il Colle vuole. Dopo le molte convulsioni delle ultime ore, al termine della direzione dove Pier Luigi Bersani conferma le sue dimissioni, i numeri portano ad un numero circoscritto di astenuti (14) e contrari (7) su 197 presenti.

Ma passa la linea della maggioranza e nessuno, almeno per ora, evoca la parola ‘scissione’, anche se ormai la stagione congressuale e’ aperta. Scelta Civica fin dall’inizio da’ carta bianca al Capo dello Stato. I grillini – che non erano saliti al Colle per implorare il bis di Napolitano ne’ avevano concesso cambiali in bianco sul governo – restano invece all’attacco e dicono no al governo delle larghe intese, insieme a Lega e Sel. “Questa alleanza non e’ a nostro giudizio la soluzione ai problemi drammatici del Paese. Se sara’ governissimo, per noi sara’ opposizione”, annuncia il leader Sel Nichi Vendola.

“La riconferma di Napolitano, e’ stato un subdolo colpo di stato” e’ intanto l’ennesimo duro attacco di Beppe Grillo, che parla di un “tranquillo week end di vomito”, di “inciucio conclamato, per il matrimonio osceno tra due amanti, il pdl e il pdmenoelle, che copulavano da vent’anni”. I tempi delle consultazioni hanno una scansione rapidissima. In poco piu’ di 72 ore dalla sua elezione, Napolitano e’ sul punto di risolvere una delle piu’ gravi crisi della Repubblica, con l’incarico al nuovo premier e un contributo fattivo alla stesura della lista dei ministri.

Quanto al programma di questo esecutivo – che piaccia o no e’ nei fatti un ‘governo del Presidente’ – una intelaiatura l’avra’ nel documento dei 10 saggi che ha come fulcro la riforma della legge elettorale. “Telefonate? Nessuna telefonata – si schermisce intanto da Pisa Giuliano Amato – Se dovete chiamarmi presidente? Lo sono stato e in base alle regole italiane c’e’ un ‘semel semper’. Mi chiamano sempre Presidente, ma io lo riferisco al Tennis club di Orbetello”. Eppure di li’ a poco, il ‘dottor Sottile’ rende pubblico uno stringato programma di governo: “Oggi non e’ pensabile ne’ un prelievo forzoso ne’ una patrimoniale”.

Il nome di Matteo Renzi per la premiership, gettonatissimo al mattino, perde posizioni con l’avanzare della giornata (per un mix tra ostilita’ espresse nel Pd e contrarieta’ trapelate da Palazzo Grazioli). “Il mio nome? E’ l’ipotesi piu’ sorprendente e meno probabile”, si chiama fuori lui, non senza aver buttato la’ che il nuovo governo dovra’ in primis avere una ‘caratura europea’.Più esperienza o più appeal?”. Uno dei ‘consultati’ di Giorgio Napolitano riassume così il dilemma del capo dello Stato, descritto “davvero indeciso” tra l’opportunità di affidarsi ad un uomo di esperienza e di indubbio riconoscimento internazionale come Giuliano Amato oppure quello di provare ad interpretare l’esigenza di rinnovamento montante puntando sul più giovane Enrico Letta. Di sicuro, pare sgombrata dal campo l’ipotesi di Matteo Renzi, così come in calo è anche quella di una figura istituzionale.

Perchè un punto che sembra (abbastanza) fermo è che nell’esecutivo, a prescindere da chi lo guiderà, entreranno comunque nomi ‘pesanti’, vista anche la netta preferenza di Silvio Berlusconi per nomi autorevoli che possano dargli le garanzie richieste. Leader politici di primo piano come D’Alema e Franceschini per il Pd, Alfano e Schifani per il Pdl, e a questo punto forse anche l’ex premier Mario Monti. Una squadra che verrebbe completata attingendo al bacino dei ‘saggi’. E dunque Mario Mauro (nella doppia veste di esponente di vertice di Scelta Civica e di componente dei gruppo di lavoro insediato da Napolitano) e poi Salvatore Rossi, Luciano Violante, Gaetano Quagliariello.

La notte di Napolitano sarà dunque dedicata a sciogliere questo dubbio. L’esperto ma appartenente ad un’altra stagione politica come Giuliano Amato, o il vice segretario del Pd? Gli ultimi rumors danno in vantaggio quest’ultimo, che potrebbe tenere più compatto il partito non solo al momento del voto di fiducia ma anche durante l’attività di governo, evitando il rischio di un Vietnam parlamentare al quale – nel caso in cui il governo fosse invece di profilo più basso – potrebbe aggiungersi il Pdl inserendo i ‘falchi’ nella squadra dell’esecutivo. Non è un mistero che il programma di governo Napolitano lo ha invece bene in mente, con il lavoro dei ‘saggi’ che il capo dello Stato vorrebbe rapidamente esaminato ed approvato. E a favore di Letta pesa anche la possibilità di includere la Lega: ribadito oggi il veto ad Amato da parte del Carroccio, puntare sul vice segretario Pd potrebbe togliere a Roberto Maroni la comoda opzione di restare fuori dal governo e da lì drenare consensi anche al Pdl.
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Vogliono salvare l’Italia con Amato primo ministro e Monti agli Esteri? Cosi’ pare, anche perche’ non tutte le forze politiche sembrano intenzionate a mettere la faccia in un’esperienza di governo destinata a durare molto poco e studiata per affrontare misure di urgenza in ambito economico e istituzionale gia’ prestabilite in partenza a tavolino.

Il PD appoggia un governo di scopo del presidente che abbia come obiettivo riforme di lavoro, economia e istituzioni. Il partito andra’ al Quirinale affidandosi nelle mani di Napolitano per la formazione di un governo con mandato ampio al presidente. Probabile che il primo partito alle elezioni di febbraio faccia il nome di Enrico Letta premier. L’ipotesi Matteo Renzi, avanzata dalle correnti dei giovani turchi e dei renziani, si fa molto piu’ difficile.

Il partito – ancora spaccato sulla linea da prendere rispetto alle larghe intese, con Rosy Bindi che ha chiesto un governo del presidente di scopo e non un governo politico di larghe intese con il “nemico” PdL – contribuira’ alla formazione del governo sulla base delle sue proposte programmatiche, proponendo il nome del premier. Ma sara’ Napolitano a decidere come e con chi l’esecutivo si materializzera’.

Una cosa e’ da dare per certa: una sola giornata di consultazioni al Quirinale bastera’ per la formazione del governo. A chiuderle sara’ la delegazione del Pd che sarà ricevuta alle 18,30 dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che e’ stato definito dal Financial Times “unico gigante tra nani”.

Intanto Amato, soprannominato da Eugenio Scalfari “Dottor Sottile” per il suo acume tattico e magrezza fisica, sceglie di mantenere un profilo basso. “Chiamarmi presidente? Sono stato presidente del Consiglio e per le regole italiane c’é un ‘semel semper’, mi chiamano sempre presidente. Io però preferisco pensare che sia per il tennis club di Orbetello, che presiedo da tempo”, ha detto, rispondendo alle domande dei cronisti su un suo possibile incarico di premier, sottolineando: “Nessuno mi ha telefonato”.

Al termine delle consultazioni con il presidente Napolitano, i capigruppo del M5S hanno dichiarato di essere “l’unica opposizione in questo paese” ma “non saremo contrari per principio ai provvedimenti che il governo varerà: valuteremo caso per caso”.

Dopo tante esitazioni da parte dei tre partiti principali (PdL, M5S e PD) e nessuna strada chiara intrapresa per la formazione di un esecutivo con una chiara maggioranza anche al Senato, il capo dello Stato ha incaricato 10 saggi, esponenti delle varie forze politiche con un alto profilo tecnico, di trovare un’intesa sulle misure piu’ impellenti per rilanciare l’economia, rimediare alla crisi occupazionale e riformare le istituzioni. Tra queste e’ previsto il taglio dei costi politica, la riduzione del numero dei parlamentari, addio al bicameralismo perfetto e riforma della legge elettorale.

La giornata di consultazioni si apre alle 10,30 con l’incontro con il presidente del Senato Pietro Grasso a cui segue, alle 11, quello con la presidente della Camera Laura Boldrini. Nel pomeriggio Lega Nord, Scelta Civica, Movimento cinque stelle, Pdl e infine il Pd, che per voce di uno dei giovani turchi, Orfini, e del sindaco di Torino Fassino, starebbe pensando di giocare la carta Renzi premier.

La scelta riuscirebbe a mettere d’accordo tutti – il sindaco di Firenze non dispiace ne’ a M5S ne’ a PdL – ma difficilmente la linea passera’: cosi’ il Pd rischierebbe infatti di bruciare una delle sue armi migliori. E non conviene mettersi in gioco in questo momento delicato, senza essere stato eletto, dopo aver perso le primarie, per guidare di un governo che si trovera’ a dover chiedere la fiducia a un parlamento fragile e frammentato.

Napolitano consulterà nel corso della giornata anche il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi.

Questo il calendario deciso dalla Presidenza della Repubblica per le consultazioni di oggi.

Ore 11.30 presidente del Gruppo parlamentare Misto del Senato della Repubblica: Loredana De Petris; ore 11.40 presidente del Gruppo parlamentare Misto della Camera dei Deputati: Pino Pisicchio; Ore 11.50 Rappresentanza parlamentare della Südtiroler Volkspartei.

Ore 12.00 esponenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati della minoranza linguistica della Valle d’Aosta: Albert Lanièce e Rudi Franco Marguerettaz; Ore 12.10 presidente del Gruppo parlamentare della Camera dei Deputati “Fratelli d’Italia”: Giorgia Meloni;

Ore 12.20 Presidente del Gruppo parlamentare del Senato della Repubblica “Grandi Autonomie e Libertà”: Mario Ferrara; Ore 12.30 Presidente del Gruppo parlamentare del Senato della Repubblica “Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT) – PSI”: Karl Zeller; Ore 12.50 presidente del Gruppo parlamentare della Camera dei Deputati “Sinistra Ecologia Libertà”: Gennaro Migliore.

Ore 16.30 presidenti dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati “Lega Nord e Autonomie”: Massimo Bitonci e Giancarlo Giorgetti; Ore 17.00 presidenti dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati “Scelta Civica per l’Italia”: Mario Mauro e Lorenzo Dellai; Ore 17.30 presidenti dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati “MoVimento 5 Stelle”: Vito Claudio Crimi e Roberta Lombardi; Ore 18.00 presidenti dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati “Il Popolo della Libertà”: Renato Schifani e Renato Brunetta.

Ore 18.30 presidenti dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati “Partito Democratico”: Luigi Zanda e Roberto Speranza.
Il Presidente Napolitano consulterà nel corso della giornata il Presidente Emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
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ROMA (WSI) – Giorgio Napolitano giura da presidente della Repubblica e lancia un pesantissimo j’accuse ai partiti “sordi” e incapaci di collaborare nell’interesse del Paese. Bacchettate che il Parlamento accoglie con gli applausi di chi dovrebbe sentirsi ferito da quelle accuse (Pd e Pdl in particolare) e dall’indifferenza di quanti quegli appelli li hanno fatti diventare i loro slogan elettorali (i ‘grillini’ rimasti ostentatamente in piedi per deferenza, ma immobili).

Un paradosso spiegabile solo nel marasma in cui versa la politica, costretta ad incoronare per la seconda volta ‘Re Giorgio’. Il presidente della Repubblica legge un discorso fitto di critiche e allarmi, ma anche di auspici e di una (seppur flebile) speranza. Si ferma spesso per la commozione. Spiega di aver accettato controvoglia e costretto dallo “stallo fatale” in cui la politica ha cacciato il Paese.

Sottolinea come sia arrivata l’ora di trovare “intese condivise”, superando le “sordita”‘ del passato. Altrimenti, aggiunge minaccioso, “non esitero’ a trarne le conseguenze dinanzi al Paese”. Un implicito, ma chiarissimo, riferimento a quell’arma che ora, dopo la rielezione, ha di nuovo nella fondina: il potere di scioglimento anticipato delle Camere, vissuto come un incubo da molti parlamentari. L’analisi di come si sia arrivati allo stallo e’ impietosa: parla di “guasti, chiusure e irresponsabilita”‘.

Cita “l’omissione” che gli brucia di piu’ perche’ “imperdonabile”: la fallita riforma della legge elettorale. Non fa sconti a nessuno: nemmeno ai parlamentari di M5S che invita a cercare il confronto in Parlamento e non nelle piazze.

Perche’ la Rete, pur offrendo enormi potenzialita’, non puo’ sostituire “partiti o movimenti”. Con gli altri partiti Napolitano non e’ meno duro. Anzi: “Basta tatticismi e proteste sterili”, avverte facendo trasparire l’urgenza del momento a causa della crisi economica. Parole che sembrano dirette soprattutto ai parlamentari del Pd, i piu’ incerti sull’appoggio ad un governo con il Pdl.

Larghe intese che invece Napolitano ritiene necessarie perche’ “e’ ora di fare i conti” con i risultati del voto che “indicano tassativamente la necessita’ di far nascere un governo”, rigettando la tentazione di considerare un “orrore” ogni ipotesi di “convergenza”.

Ovviamente Napolitano non pone limiti al suo settennato. Se non un accenno tutto da interpretare: restero’ “fino a quando la situazione del paese e delle istituzioni me lo suggerira’ e comunque le forze me lo consentiranno”, si limita a dire. I partiti, tutti ad eccezione dei grillini, plaudono alle parole del capo dello Stato.

“Un discorso di una efficacia eccezionale”, dice Pier Luigi Bersani, mentre il capogruppo Speranza assicura che il Pd fara’ la sua parte. “Il discorso piu’ ineccepibile e straordinario che io abbia mai sentito in 20 anni”, afferma un Silvio Berlusconi gongolante davanti alle telecamere. Parole che “inchiodano le forze politiche alle loro responsabilita”‘, afferma Mario Monti. Fuori dal coro, ma con toni notevolmente diversi, Sel e M5S: Nichi Vendola, pur manifestando affetto e stima per Napolitano, conferma il suo ‘no’ alle larghe intese preferendo andare all’opposizione.

Mentre i ‘grillini’, nonostante il richiamo di Napolitano, a temi cari anche M5S come la disoccupazione e il disagio sociale, lo attaccano aspramente: ha fatto un “discorso politico, in barba al ruolo di garanzia”, dicono i capigruppo Crimi e Lombardi, aggiungendo di non voler accettare lezioni sull’uso del Parlamento”. E Grillo denuncia la ‘morte della Repubblica’ con il ‘Napolitano reloaded’. Ma i tanti apprezzamenti per il presidente della Repubblica non attenuano le difficolta’ di formare un governo.

Soprattutto per il Pd alle prese con una difficilissima direzione. L’agenda del Quirinale ha pero’ tempi strettissimi: martedi’ consultazioni e incarico forse giovedi’ o comunque entro la settimana. Il Colle vuole Amato, ma i partiti propongono una figura piu’ digeribile ai propri elettorati: spuntano quindi i nomi di De Rita e Grasso. Ma Napolitano non accettera’ piu’ nessuna condizione.