Amato: “di austerity si muore, no patrimoniale”

23 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Il no della Lega al trapassato remoto della politica italiana è netto e non negoziabile”. Così Roberto Maroni su Twitter respinge l’ipotesi di un incarico a Giuliano Amato. Che a sua volta oppone due secchi “no” alla possibilità che, se sarà lui a guidare il prossimo governo, possano essere adottati provvedimenti che riguardino una patrimoniale sulle famiglie e il prelievo forzoso dai conti correnti bancari.

“E’ falso che io percepisco una pensione di 31mila euro al mese”. “E’ una notizia che serve solo per farmi del male”, ha spiegato lo stesso Giuliano Amato a margine del convegno sull’università al quale ha preso parte insieme al ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. “I 31mila euro di cui si parla – ha detto – cumulano la pensione con un vitalizio che ogni mese io destino a delle attività di beneficenza”.

Amato ha poi aggiunto: “Se si continua così si fa passare l’unico parlamentare che ha rinunciato al proprio vitalizio come percettore di prebende”. Poi precisa: “La mia pensione è di 22mila euro lorde che al netto diventano 11.500 euro. Una pensione per niente bassa, ma il problema dell’Italia non è che esistono pensioni da 11mila euro, ma che ci sono persone che a prescindere dal loro merito sono schiacciate ai livelli più bassi”.

Austerity

“I Paesi con disavanzo pubblico devono contenere il deficit. Ma di solo contenimento del debito si può anche morire”, ha detto Amato parlando delle misure economiche necessarie per favorire la ripresa economica a margine di un convegno sul merito promosso dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, di cui è presidente. “Gli effetti recessivi delle politiche di austerità e basta – ha aggiunto – sono stati superiori alle aspettative di coloro che al Fondo monetario internazionale e in Europa le hanno promosse. E’ fondamentale che, in primo luogo in sede europea, si adottino misure compensative che rivitalizzino l’economia. In particolare in Italia quello che puo’ essere fatto è in primo luogo lo sblocco dei pagamenti alle imprese, che è come annaffiare il sottobosco che si sta seccando. Poi, bisogna far riprendere gli investimenti e cercare di creare un clima nel quale cambiano le aspettative”. (Rainews)

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