Alitalia ci è costata 7,4 miliardi di euro

27 Aprile 2017, di Daniele Chicca

La crisi infinita di Alitalia e i vari salvataggi pubblici sono costati dieci miliardi di euro in 42 anni e 7,4 miliardi allo Stato e quindi ai contribuenti italiani. Lo dice uno studio di Mediobanca, che ha preso in esame due periodi in particolare: quello compreso tra il 1974 e il 2007, quando Alitalia venne commissariata, e quello tra il 2008 e il 2014, quando la compagnia venne salvata dallo Stato.

Allora la rivale francese Air France si era offerta di comprare Alitalia e di acquistare anche il debito accumulato, in un piano che il governo Prodi approvava. Berlusconi e i sindacati fecero ostruzione e alla fine si decise di lasciare che fosse un gruppo di ‘cavalieri bianchi’ italiani a salvarla. La cordata Cai di imprenditori privati non riuscì a mettere insieme abbastanza risorse e non si fecero avanti solo per la parte sana del gruppo, con i debiti che vennero lasciati ai contribuenti italiani.

Secondo quanto rivelato da un dossier segreto pubblicato da Wikileaks, l’ambasciatore americano in Italia nel 2014, Ronald Spogli, disse amaramente che “è una pagina triste, Berlusconi ha aiutato i suoi amici e fatto pagare i debiti ai contribuenti italiani“. Il modo in cui l’affare è stato gestito secondo Spogli, “amicizie, interferenza politica, preferenza per acquirenti italiani e leggi fatte su misura – ha offerto al mondo un chiaro promemoria dei limiti dell’Italia in materia di investimenti”.

Gestione Alitalia, l’analisi impietosa di Mediobanca

Nel primo periodo analizzato da Mediobanca “lo Stato ha speso 5,397 miliardi di euro (a valori del 2014) tra aumenti di capitale (4,949 miliardi), contributi (245 milioni), garanzie prestate (8 milioni) e altri contributi pubblici (195 milioni). Nello stesso periodo Alitalia, tra collocamenti e negoziazioni, imposte e dividendi ha generato introiti per lo Stato pari a 2,075 miliardi di euro. Il saldo è in negativo per 3,322 miliardi”.

“Nel 2008, il governo Berlusconi fece fallire la vendita di Alitalia a Air France-KLM in nome della salvaguardia dell’italianità dell’azienda. Così la compagnia venne smembrata in una bad company, coi settori in perdita e i debiti, a carico dello Stato e una good company, che venne venduta alla CAI, la società fondata dai “capitani coraggiosi”, Da allora fino al 2014 lo Stato ha speso 4,1 miliardi per Alitalia”.

La divisione studi e ricerche di Mediobanca precisa che “nel 2008 il governo da poco eletto ha infatti subito erogato un prestito di 300 milioni per impedire il fallimento immediato della società. Poi, tra operazioni sui titoli e interventi sui salari e sulla cassa integrazione, lo Stato ha speso 2,5 miliardi di euro. Per raggiungere il totale vanno aggiunti altri 1,2 miliardi di passivo patrimoniale e 75 milioni versati da Poste Italiane (allora società interamente pubblica) a CAI”.

“Sommando dunque i 4,1 miliardi del periodo 2008-2014 ai 3,3 del periodo 1974-2007 si arriva al totale di 7,4 miliardi menzionati da Calenda. A questi inoltre si potrebbero aggiungere anche i costi pubblici degli anni successivi. Nel capitale di Alitalia è infatti presente Poste Italiane, una società oggi pubblica al 60% e che lo era al 100% nel 2013 quando entrò nella compagnia aerea”.

Considerate le perdite della gestione CAI – 25 milioni di euro al mese, “peggio di quanto non facesse Alitalia quando era una compagnia pubblica – e i seguenti aumenti di capitale necessari, le ricadute su Poste Italiane sono state sicuramente negative”.