“A questi prezzi i Btp sono tra gli investimenti piu’ attraenti”

10 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Le risorse del fondo salva stati dell’area euro sono insufficienti se paragonate alle dimensioni dei debiti sovrani nel loro complesso. Se poi le autorita’ politiche europee continuano ad imporre manovre recessive con tempi ristretti, anche gli altri paesi della periferia rischiano di fare la stessa fine della Grecia, precipitando in situazioni insostenibili.

Per questo bisogna trovare la giusta miscela tra rigore e buon senso ed evitare di strozzare la crescita. Anche per permettere alle banche di fare il lavoro per cui sono concepite: prestare denaro. Questo in sintesi il pensiero espresso da Giuseppe Attanà, presidente di Assiom Forex, in un’intervista concessa a Wall Street Italia.

Entrando nello specifico del caso italiano, mentre si addensano le nubi dell’incertezza per quello che sara’ il “dopo Monti” – i mercati gia’ iniziano a chiederselo e lo spread, complice la situazione critica spagnola, e’ risalito sopra i 380 punti – il piano di austerita’ da 30 miliardi di euro varato a dicembre inizia a far sentire i suoi primi effetti depressivi sulle famiglie su cui pesa in particolare l’incremento delle tasse, esacerbato dal caro petrolio e dall’aumento delle bollette.

Mentre i sondaggi sulla fiducia nel governo mostrano un calo del rating di approvazione dell’operato dell’esecutivo rispetto ai primi 100 giorni, le stime ufficiali per un calo dello 0,4% del Pil, sembrano irrealistiche, perche’ esageratemente ottimiste. Intanto – secondo quanto riferito da analisti e funzionari – gli investitori stranieri preferiscono tenersi ancora a debita distanza dai titoli di stato nostrani.

Attana’ non e’ tuttavia dello stesso avviso: nonostante le difficolta’ l’Italia, salvatasi quando ormai era sull’orlo del baratro, rappresenta a questi prezzi “uno degli investimenti piu’ interessanti” nel panorama del debito fisso.

Qui di seguito il testo integrale dell’intervista:

WSI: Mentre il futuro della Grecia è segnato, in Spagna il rapporto deficit/Pil dovrebbe portarsi al 5,3%, contro il 4,4% fissato. Da questa crisi come si esce?

Per uscire con sufficiente celerità da questa crisi vi è bisogno di una saggia miscela di rigore e di buon senso. La necessaria fermezza riguarda gli obiettivi ed i metodi, mentre la ragionevolezza riguarda i tempi richiesti per la realizzazione delle manovre, che, se eccessivamente stretti, rischiano di soffocare ogni possibilità di ripresa. L’esempio della Grecia appare abbastanza significativo, se la si obbliga a continuare sul percorso di continue ed immediate manovre recessive, si rischia chiaramente di far precipitare il Paese in situazioni insostenibili. Ciò non significa che bisogna cedere sulla disciplina, che è necessaria e che deve penetrare nella cultura di tutti i paesi che intendono partecipare ad una Europa unita e sana, ma occorre non mettere troppo carbone sulle braci, che altrimenti soffocano.

Le banche europee sono uno dei grandi problemi, forse più del debito sovrano. Ma non possono essere lasciate fallire. Quanto influisce l’esposizione ai bond “tossici” dell’area euro e l’interconnessione fra gli stessi istituti?

Le banche europee, e non solo quelle, sono per loro natura legate al destino dei loro Paesi. E’ infatti nella natura del loro core business e delle loro strategie il sostegno alla crescita economica e sociale del territorio in cui sono radicate. Non credo peraltro che l’andamento delle banche possa condizionare quello del proprio Stato, bensì il contrario. Non ritengo neppure che i bond governativi attualmente nei portafogli di numerose banche europee ed internazionali, che sembrano creare problemi nella valutazione della rischiosità delle banche che li detengono, possano essere definiti “tossici”. Con questo termine è consuetudine definire quei bond che sono caratterizzati non solo da un elevato profilo di rischio, ma anche dalla notevole carenza di trasparenza, in termini di conoscenza dei pericoli sottostanti, e di mancanza di liquidabilità. I titoli governativi dispongono di caratteristiche di liquidità (anche in funzione della loro stanziabilità presso le banche centrali) e di trasparenza tali, da garantire ogni possibile corretta valutazione. Oltre tutto, la presenza dei programmi EFSF e ESM rappresenta una ulteriore “garanzia”, pur se l’ammontare complessivo di questi programmi dovrebbe essere meglio adeguato al complesso dei debiti sovrani europei.

Le riforme del governo tecnico sono state accolte da un eccesso di entusiasmo e non potranno da sole risolvere la crisi. Le misure di austerità non bastano, ci vogliono riforme politiche che garantiscano stabilità (anche perché i mercati iniziano a chiedersi cosa succederà dopo Monti). Quali riforme?:

Le maggiori attese sono sul fronte delle liberalizzazioni, che dovrebbero assicurare la crescita economica e la sostenibilità dei programmi di rientro del debito. Anche in questo caso parliamo di provvedimenti i cui risultati sono verificabili solo nel lungo periodo e per questo il condizionale è d’obbligo. Si tratta inoltre di provvedimenti che necessitano di costante e coerente sostegno politico nel corso degli anni, ed in questo senso altra grande rilevanza è data alla riforma elettorale, che dovrà garantire una adeguata stabilità politica nel tempo, funzionale a mantenere gli impegni presi ed a governare senza l’assillo delle pressioni di breve periodo. L’elenco di riforme di rilevante importanza prosegue poi con quella del lavoro e quella della giustizia. Insomma i politici non rischiano di restare disoccupati, ma se non lavorano bene, le norme del licenziamento per giusta causa dovrebbero valere anche per loro.

In un contesto di incertezza come quello attuale, come dovrebbe essere ripartito l’investimento a medio-lungo termine ideale di un gestore italiano? Si può ancora mirare al profitto a breve?

Gli obiettivi di profitto di breve termine sono, per definizione, elementi di instabilità, volatilità e precarietà. Qualunque strategia di breve termine è dunque caratterizzata da elevata aleatorietà. Occorrono invece investimenti di medio lungo periodo, basati su valutazioni di potenziale crescita dell’economia reale e di ricchezza durevole, non quindi di solo carattere finanziario. L’investimento in titoli governativi deve essere opportunamente mediato da investimenti in area corporate, sia di natura obbligazionaria che azionaria, oculatamente diversificati in ambito geografico ed in ambito settoriale. Il gestore deve quindi necessariamente mirare ad una diversificazione opportunamente supportata da studi e ricerche globali e supportata, possibilmente, da mandati sufficientemente flessibili che non gli impediscano di sfruttare almeno in qualche misura le opportunità che si presentano nei vari campi.

Se si calasse nei panni di quel gestore italiano, su quali paesi e mercati investirebbe nel 2012?

Per quanto riguarda il segmento dei governativi, l’Italia, unitamente ad altri paesi europei, oggi rappresenta uno degli investimenti dal profilo rischio/rendimento tra i più interessanti. Per i mercati azionari, le opportunità maggiori sembrano risiedere in quelli americani, che dispongono di prospettive di ripresa migliore, ed in quei paesi dell’area asiatica e latino-americana, che presentano buone previsioni di crescita economica.