Mercati

Finansia: la paura torna sui mercati

I mercati finanziari si avviano ad affrontare una nuova settimana all’insegna della volatilità, con l’attenzione degli investitori che resta concentrata sull’escalation militare in Medio Oriente e sulle possibili ripercussioni sull’economia globale. Le principali Borse europee hanno chiuso l’ultima ottava in deciso ribasso: a Milano il Ftse Mib ha lasciato sul terreno il 6,5%, mentre Parigi e Francoforte hanno registrato flessioni rispettivamente del 6,8% e del 6,9%.

A pesare è stato soprattutto l’inasprimento del confronto tra Stati Uniti e Israele da un lato e Iran dall’altro, che ha riacceso i timori per la sicurezza delle rotte energetiche e per la stabilità delle catene di approvvigionamento. Perdite più contenute oltreoceano, dove Wall Street ha limitato i danni con un arretramento di poco superiore al 2% per l’S&P 500 e di circa l’1% per il Nasdaq. Sul fronte politico, intanto, la scelta di Mojtaba Khamenei, che succede così a suo padre, come nuova guida suprema dell’Iran, alimenta ulteriormente le tensioni con Stati Uniti e Israele: il presidente Usa Donald Trump ha già detto che Khamenei ‘non durerà a lungo’.

Nel frattempo, il rischio di un nuovo shock energetico ha spinto con forza le quotazioni delle materie prime: il Wti ha registrato rialzi superiori al 30% e il Brent intorno al 20%, mentre il gas è balzato di oltre il 60%. Un contesto che alimenta i timori di stagflazione — la combinazione di crescita debole e prezzi in accelerazione — anche alla luce delle tensioni nello stretto di Hormuz, sotto controllo iraniano, che resta chiuso alle petroliere statunitensi e sempre più rischioso per il traffico internazionale. In questo scenario, diversi produttori del Golfo, tra cui Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq, hanno iniziato a ridurre l’output petrolifero man mano che le scorte si assottigliano, mentre ulteriori interruzioni delle forniture potrebbero accentuare la pressione sui prezzi, già oltre la soglia psicologica dei 100 dollari al barile per Brent e WTI.

G7, sul tavolo il rilascio coordinato delle riserve petrolifere

I ministri delle Finanze del G7 discuteranno oggi la possibilità di un rilascio congiunto delle riserve strategiche di emergenza di petrolio, coordinato dall’Agenzia internazionale per l’energia, come risposta all’escalation del conflitto in Iran. A riportarlo in esclusiva è il Financial Times, secondo cui tre Paesi del G7 — tra cui gli Stati Uniti — avrebbero già espresso il proprio sostegno all’iniziativa. Secondo il quotidiano finanziario, l’ipotesi allo studio prevede il rilascio di circa 300-400 milioni di barili, pari a circa il 25%-30% delle riserve complessivamente disponibili nei 32 Paesi membri dell’Aie.

Una misura simile era già stata adottata dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, quando i Paesi industrializzati decisero un’azione coordinata per stabilizzare il mercato petrolifero internazionale.

Borse europee pesanti in avvio

Avvio di settimana all’insegna delle prese di beneficio per le Borse del Vecchio Continente, mentre gli investitori seguono con attenzione gli sviluppi della situazione in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi del petrolio. Nelle prime battute, l’indice paneuropeo STOXX Europe 600 perdeva circa il 2,3% alle 8:14 a Londra, con le principali piazze finanziarie e quasi tutti i settori in calo, ad eccezione di quello petrolifero e del gas. Tra i principali listini, il FTSE 100 di Londra cede l’1,6%, il DAX di Francoforte il 2,5%, il CAC 40 di Parigi il 2,4% e il FTSE MIB di Milano circa il 2,3%. Gli investitori europei si trovano così ad affrontare una nuova fase di turbolenza sui mercati globali: domenica il prezzo del petrolio ha superato i 110 dollari al barile per la prima volta dal 2022, anno segnato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Il rialzo dell’energia sta alimentando timori per l’inflazione e per la stabilità dei mercati finanziari.

Borse asiatiche in profondo rosso. Tokyo -5,2%

Le Borse asiatiche hanno registrato un forte calo, a partire da quella di Tokyo. L’indice Nikkei ha chiuso la seduta a 52.728,72 punti, segnando una perdita del 5,2% rispetto a venerdì, influenzato dall’impennata dei prezzi del petrolio che durante la notte hanno sfiorato i 120 dollari al barile sia per il Brent del Mare del Nord sia per il WTI. Anche il Topix ha registrato una diminuzione del 3,20%, terminando la giornata a 3.575,84 punti. Per la Borsa di Tokyo si tratta di un ritorno ai livelli delle prime sessioni di febbraio. Dai massimi storici raggiunti dieci giorni fa, il Nikkei ha perso più del 10%. In forte ribasso anche la Borsa di Seul (-6%), mentre quella di Hong Kong sta segnando una flessione di quasi il 2%.