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Petrolio alle stelle, prezzi sopra $ 100. G7 valuta rilascio riserve strategiche

La guerra in Iran e i timori di un allargamento del conflitto all’intero Medio Oriente continuano a mettere le ali al prezzo del petrolio, riportando le quotazioni sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile.
Nella notte i future di riferimento hanno registrato rialzi a doppia cifra. Il contratto di aprile del Wti è salito del 17,92% a 107,19 dollari, dopo aver toccato un massimo intraday a 119,48 dollari. Anche il Brent con consegna a maggio ha segnato un forte balzo, con un progresso del 18,32% a 109,67 dollari e un picco a 119,5 dollari.

Il rally riflette l’acuirsi delle tensioni nella regione e il timore che il conflitto possa trasformarsi in un vero e proprio shock energetico globale. Prosegue intanto anche la corsa del prezzo del gas naturale. Ad Amsterdam il future di riferimento sulla piattaforma Ttf ha aperto in progresso del 24,6% a 66,5 euro al megawattora.

Hormuz bloccato e impianti sotto attacco

A preoccupare i mercati è soprattutto la situazione nello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il blocco di fatto della rotta, dovuto alle minacce iraniane alle petroliere e agli attacchi agli impianti energetici nel Golfo, sta interrompendo i flussi commerciali e accumulando barili nei paesi produttori.
Diversi grandi esportatori dell’area stanno infatti riducendo la produzione. Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti – tra i principali membri dell’Opec – hanno tagliato l’output anche perché lo stoccaggio interno sta rapidamente raggiungendo la saturazione in assenza di esportazioni regolari. In Iraq, secondo fonti del settore, la produzione nei principali giacimenti meridionali sarebbe crollata di circa il 70% rispetto ai livelli precedenti alla guerra.

Trump: “Un piccolo prezzo da pagare”

Sul fronte politico, il presidente americano Donald Trump ha difeso l’impatto della crisi energetica legata al conflitto con Teheran.

“I prezzi del petrolio nel breve periodo, che scenderanno rapidamente quando la distruzione della minaccia nucleare iraniana sarà completata, sono un prezzo molto piccolo da pagare per la sicurezza e la pace degli Stati Uniti e del mondo”, ha scritto sul social Truth.

La guerra, tuttavia, non mostra per ora segnali di de-escalation, mentre dall’Iran è arrivata la nomina di Mojtaba Khamenei a nuova guida suprema della Repubblica islamica. Una notizia che alimenta i timori di escalation del conflitto, così come gli attacchi iraniani agli impianti in diversi paesi dell’area.

Il G7 valuta il rilascio delle riserve strategiche

Di fronte alla corsa delle quotazioni, i paesi del G7 starebbero valutando una risposta coordinata. Secondo indiscrezioni riportare dal Financial Times, i governi del gruppo discuteranno oggi il possibile rilascio congiunto delle riserve strategiche di petrolio per raffreddare i prezzi e stabilizzare il mercato.
La misura, già adottata in passato dopo lo shock energetico seguito all’invasione dell’Ucraina nel 2022, potrebbe essere coordinata con la International Energy Agency.

L’obiettivo è immettere rapidamente sul mercato milioni di barili di greggio per compensare l’interruzione dei flussi dal Golfo e limitare l’impatto inflazionistico che un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari rischia di avere sull’economia globale.

Gasolio alle stelle

E a pagare il prezzo più caro di questa impennata del petrolio sono i consumatori. In autostrada, secondo i dati di oggi del Mimit, il gasolio in modalità self service sfonda i 2 euro al litro, salendo dai 1,983 euro al litro di ieri ai 2,009 di oggi, +1 euro e 30 cent per un pieno di 50 litri  Se ieri la benzina era arrivata alla soglia di 1,8 euro solo in autostrada, Calabria e a Bolzano, oggi si aggiungono Basilicata, Sicilia, Trento e Valle d’Aosta. E’ quanto emerge dallo studio dell’Unione Nazionale Consumatori basato sulle medie regionali e autostradali calcolate oggi dal Mimit.

“Va bloccata immediatamente questa escalation con un’iniziale riduzione delle accise di 10 centesimi, un intervento ragionevole e facilmente finanziabile, che riporterebbe i prezzi ai valori più o meno di 12 mesi fa e frenerebbe l’impennata. Insomma, non chiediamo la luna. Ma data la velocità con la quale si adeguano i carburanti alle speculazioni in corso, va fatto subito, in settimana, prima che questi rincari inneschino una reazione a catena sull’inflazione, altrimenti poi si rischia di dover intervenire come fece Draghi, con un abbattimento delle accise di 25 cent, 30,5 cent conteggiando anche l’Iva, ma che implicherebbe una perdita per l’erario di 1 miliardo al mese. afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Discorso diverso per le bollette. Come fa notare Dona:  “considerato che saranno gli indici mensili di marzo come il Pun a farle decollare, si può ancora attendere una quindicina di giorni prima di agire, verificando che succede in Iran” prosegue Dona. “Rispetto a quanto annunciato ieri da Arera, bene l’intervento sulla prossima stagione termica, ma è evidente che è il Governo che deve intervenire sulle bollette di marzo e di aprile, soprattutto per l’elettricità, considerato che i caloriferi saranno spenti in tutta Italia dal 15 aprile e i consumi di gas sono ora relativamente bassi” 

Rispetto alle classifiche regionali dei carburanti più cari per il gasolio vince Bolzano, seguito da Trento e dalla Sicilia, per la benzina la medaglia d’oro va a Bolzano, poi Calabria e Basilicata.