Euro-dollaro nelle mani di Bce e Fed. Ma anche di Schengen. Cosa aspettarci
ROMA (WSI) – Focus sui movimenti in atto nel mercato dei cambi, e in particolare sul rapporto tra l’euro e il dollaro. In un report pubblicato oggi gli esperti di MPS Capital Services affermano che:
“La dinamica del cambio nel breve termine continuerà ad essere condizionata dalle decisioni di politica monetaria di Fed e BCE. Da un lato la Fed ha espresso un atteggiamento piuttosto cauto nella riunione di gennaio e, alla luce degli ultimi dati e rispetto a quanto riportato nell’annuale 2016, reputiamo poco probabile che nella riunione del 16 marzo possa procedere ad un rialzo dei tassi. Dall’altro lato la BCE, stando alle parole di Draghi (dal “faremo qualsiasi cosa” di luglio 2012 al “non ci arrendiamo” di gennaio 2016) sembra determinata ad adottare qualsiasi misura a propria disposizione per cercare di riportare l’inflazione verso il target del 2%. Considerato che il cambio nominale effettivo, ovvero il cambio ponderato per le valute dei principali partner commerciali, è tornato sui massimi pre-QE, Draghi potrebbe rimarcare le parole sugli effetti negativi del recente apprezzamento del cambio. Pertanto per le prossime settimane non escludiamo una possibile prosecuzione della fase di rialzo dell’euro/dollaro ma, in vista delle ulteriori manovre attese dalla BCE del 10 marzo, è probabile che il cambio possa tornare a scambiare all’interno del range 1,08-1,10. Un fattore di rischio che potrebbe ulteriormente indebolire la valuta unica risiede nelle elezioni del 13 marzo in tre Stati federali tedeschi che potrebbero vedere toni più duri da parte della Cancelliera Merkel, alla luce del recente calo di consensi legato alla vicenda migranti. Per il secondo trimestre, ci attendiamo comunque un euro ancora mediamente più forte alla luce del fatto che la Fed, nella riunione di giugno, possa anche non procedere con un rialzo dei tassi prendendo atto del fatto che l’economia potrebbe crescere ad un ritmo molto più basso di quanto previsto”.
Continuando, gli esperti scrivono:
“Per la seconda parte dell’anno ci sono diversi fattori di rischio che potrebbero impattare sulla dinamica del cambio. Le recenti tensioni emerse all’interno della Unione europea riguardo alla possibile sospensione di Schengen potrebbero inasprirsi man mano che ci avviciniamo a due scadenze elettorali importanti, ovvero le elezioni politiche in Germania e Francia nel 2017, precedute da un ulteriore round di elezioni regionali tedesche a settembre 2016. Inoltre rimane ancora da verificare l’evoluzione della crisi politica in Spagna. Pertanto abbiamo leggermente ridotto le stime per i mesi di settembre e dicembre tenendo conto di questi fattori.
In sintesi:
- Il cambio EurUsd è salito di recente per effetto di un riposizionamento degli operatori su ulteriori rialzi da parte della Fed a causa dei dati macro USA piuttosto deludenti.
- Nel breve i movimenti del cambio dovrebbero essere dominati dalle riunione BCE e Fed previste nella prima parte di marzo.
- Per la seconda parte del 2016 abbiamo leggermente aggiustato al ribasso le stime alla luce dei potenziali rischi sul fronte politico nell’area Euro.
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