Una Fed troppo timida riaccenderà la voglia di oro

12 dicembre 2018, di Redazione

A cura di Névine Pollini *

Recentemente l’oro ha scambiato all’interno di una forchetta di prezzo ristretta, con una tendenza rialzista alimentata dalla speculazione che la Fed potrebbe prendersi una pausa nel suo rialzo dei tassi. Il 28 novembre, il presidente Powell ha accennato al fatto che i tassi di interesse sono attualmente “appena al di sotto” del tasso neutro.

Questo rappresenta un notevole cambiamento rispetto alle parole usate il 3 ottobre, quando disse “…siamo molto lontani dal neutro a questo punto”. Ha anche dichiarato con forza che la politica della Fed sarà guidata dai dati economici più di quanto abbia fatto per molto tempo.

Questa idea è stata rilevata anche nel verbale della riunione del 7-8 novembre del FOMC, in cui si afferma che molti membri del comitato potrebbero voler cambiare l’espressione “ulteriori aumenti graduali” nella dichiarazione politica con un’altra che esprime “maggiore enfasi sulla valutazione dei dati in arrivo“.

Ciò indica un “approccio più flessibile” al ritmo degli aumenti dei tassi dopo il previsto aumento dei tassi di dicembre. Questi commenti sono probabilmente ciò che ha spinto le aspettative di inflazione a scendere di recente.

Il crollo del prezzo del petrolio e la perdurante forza del dollaro hanno inoltre indotto il mercato a credere che il rischio di un atteggiamento eccessivamente restrittivo da parte della Fed si stia in qualche modo attenuando. Ciò ha aiutato il dollaro a stabilizzarsi dopo la recente impennata (dopo un rialzo al suo massimo del giugno 2017) e ha stimolato i prezzi dell’oro.

Mentre la probabilità di un rialzo dei tassi di dicembre rimane elevata, il numero previsto di aumenti dei tassi dei Fed Funds nel 2019 è sceso, da due a meno di uno. Sebbene il rischio di un eccessivo restringimento si sia attenuato, manteniamo una view piuttosto neutrale sull’oro e riteniamo che rimarrà nel range.

La tregua di 90 giorni tra Stati Uniti e Cina per quanto riguarda la guerra commerciale è certamente un fattore positivo per l’oro, in quanto potrebbe ridurre la domanda del dollaro come valuta rifugio sicuro. Tuttavia, nel medio termine il biglietto verde dovrebbe rimanere forte, sostenuto da ulteriori aumenti dei tassi di interesse, dalla disputa legata alla legge di bilancio italiana, dall’incertezza della Brexit e dal conflitto commerciale USA-Cina ancora irrisolto.

I mercati, infatti, dovranno ancora affrontare a lungo il tema della rivalità tra Stati Uniti e Cina.

* Senior commodity analyst di Union Bancaire Privée – UBP

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