Mps: vertici chiedono ai dipendenti di tenere bocca cucita

10 gennaio 2017, di Daniele Chicca

I vertici di MPS hanno chiesto ai dipendenti della banca salvata con i soldi pubblici di non fare i nomi di eventuali responsabili, citando le pratiche etiche del gruppo. L’ufficio delle risorse umane ha inviato ieri una circolare interna, già fatta passare qualche mese fa, in cui si precisa come non vadano diffuse informazioni sensibili sulla banca all’esterno o sui social media.

L’invito a tenere la bocca chiusa è generico e non si tratta di una censura, ma non è casuale che sia stato inoltrato ai dipendenti proprio all’indomani dell’appello, rilanciato anche dal governo, del presidente di Abi Antonio Patuelli a fare i nomi dei “cattivi debitori” delle banche salvate con gli aiuti statali, nell’ambito di una missione di moralizzazione.

Nella circolare l’ufficio delle risorse umane di Mps cita la direttiva numero 953 del gruppo in materia di comunicazione che regolamenta anche i marchi aziendali e definisce le regole di condotta e “la necessità di un percorso di condivisione con l’area Relazioni Esterne prima che i singoli attivino iniziative di comunicazione verso l’esterno su attività o fatti che riguardano la banca e o lo status di dipendente”.

Intanto i dirigenti di Mps e il Tesoro stanno lavorando al piano di salvataggio che prevederà giocoforza una serie di tagli al personale e delle filiali. Proseguono anche le trattative per la delicata operazione di smaltimento di crediti deteriorati. Tante le ipotesi ancora in piedi, tra cui quella di creare una bad bank a cui vendere le sofferenze, un veicolo che potrebbe essere utilizzato anche da altre banche in futuro.

Altri tagli a filiali e personale in eccesso

Anche se il Tesoro italiano non è ancora a tutti gli effetti un socio di maggioranza di Mps, ormai è solo una questione di giorni. Il CEO Marco Morelli e il presidente Alessandro Falciai vedranno oggi il capo del ministero dell’Economia Pier Carlo Padoan in quello che sarà probabilmente il primo di una lunga serie di incontri.

Secondo le indiscrezioni del Sole 24 Ore, che cita persone a conoscenza della situazione, i dirigenti di Mps presenteranno la prima bozza del piano di ristrutturazione che sarà presentato alla Bce e al Direttore Generale per la Concorrenza della Commissione Europea, Sono loro che decideranno se le misure sono abbastanza convincenti e aggressive da consentire al governo di iniettare 6,6 miliardi di euro di capitale fresco nelle casse di Mps.

Oggi è la prima volta che la banca discute del piano, una mossa che servirà ad avviare un primo dialogo. Le trattative non possono protrarsi troppo a lungo visto che l’aumento di capitale dovrebbe chiudersi entro la fine del primo trimestre. I colloqui con Francoforte e Bruxelles devono ancora essere avviati, tuttavia, e si preannunciano lunghi e complessi.

I vertici di MPS stanno lavorando a un piano del genere da quando un progetto di ricapitalizzazione è saltato prima di Natale per la mancanza di investitori privati e anchor investor disposti a comprare equity del gruppo facendo un investimento a lungo termine.

Se prima l’obiettivo era per un RoTe (Return on Tangible equity, un indicatore che misura la redditività operativa) dell’11% entro il 2018, grazie a un utile netto di poco più di un miliardo di euro e un aumento di capitale di 5 miliardi, ora che è saltato il piano di ricapitalizzazione con i privati, gli utili si diluiranno su un capitale superiore ai 9 miliardi, richiedendo riduzioni dei costi maggiori. Dopo le 500 già annunciate altre filiali chiuderanno e verrà inevitabilmente ridotto altro personale in eccesso.

 

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