Borghi: “senza QE Italia vulnerabile, Bce garantisca Bond”

10 luglio 2018, di Daniele Chicca

La Bce dovrebbe sempre garantire i titoli di Stato dei paesi membri dell’area euro. Lo sostiene Claudio Borghi, presidente della Commissione di Bilancio alla Camera. Il responsabile economico della Lega, partito con il quale è stato eletto deputato, è considerato un euro scettico convinto nonché il padre della proposta dei mini-bot, presente nel contratto del governo giallo-verde.

Con la fine del Qe “la cosa migliore, se si volesse mantenere l’Eurozona cosi’ com’e’, sarebbe la garanzia totale della Bce” sugli spread. Così si è espresso Borghi a margine dell’assemblea dell’Abi nel commentare la fine del programma di acquisti della Bce e i suoi riflessi sullo spread italiano.

Senza Qe, ribadisce, “indubbiamente ci vuole una risposta. In assenza di acquisti della Bce, se uno mette in giro una fake news sull’Italia, così come stato nei momenti in cui si stava formando il Governo” e poi “viene ripresa dai un paio di giornali, la gente vende il nostro debito e nessuno lo compra perché non c’è la Banca centrale?”

“A me sembra una cosa molto strana e spero se ne discuta in sede europea”. Rispetto alle possibili soluzioni, “se si volesse mantenere la situazione cosi’ com’è, cosa che non mi piace, uno potrebbe dire, per esempio, che la Banca centrale interviene oltre un certo livello di spread tra due Paesi qualsiasi dell’Eurozona”.

In questo modo si manterrebbe “l’accesso ai mercati, altrimenti avremmo il paradosso che per una notizia falsa, per un cataclisma o una speculazione ben orchestrata la gente vende i titoli, scatena il panico e nessuno si muove. È una cosa non fattibile”.

La sua ricetta è quindi quella della garanzia della Bce, che secondo lui dovrebbe avere questa logica: “La Banca centrale dica “io non tollero che ci sia uno spread, perché significa differenze o rischio di fallimento da parte di uno Stato che non dovrebbe esserci”.

Perché uno Stato sovrano “non dovrebbe rischiare di non avere accesso ai mercati per il debito in propria valuta”.

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