Zingaretti pronto all’accordo con il M5s: via libera a Conte bis

28 Agosto 2019, di Alberto Battaglia

L’alleanza fra Movimento 5 stelle e Partito democratico è sempre più vicina: a sciogliere la più importante delle riserve è stato il segretario dem, Nicola Zingaretti, che ha aperto ufficialmente “al candidato indicato dal M5s”, alla luce degli equilibri parlamentari favorevoli al movimento guidato da Luigi Di Maio. Appare ormai certa, dunque, l’indicazione di Giuseppe Conte come presidente del Consiglio designato.

Il segretario Zingaretti, che ha preso la parola di fronte ai cronisti al termine delle consultazioni al Quirinale, ha sottolineato l’esigenza di un “governo di svolta”, precisando che “non ci sono testimoni da raccogliere” rispetto alla precedente esperienza gialloverde. Un messaggio che si scontra, se non altro a livello d’immagine, con la continuità della incarnata dal presidente Conte, per quanto sostenuto da una maggioranza radicalmente diversa.

“Abbiamo riferito al presidente di aver accettato la proposta del M5s di indicare in quanto partito di maggioranza relativa il nome del presidente del Consiglio dei ministri. Questo nome ci è stato indicato dal M5s nei giorni scorsi”, ha detto Zingaretti, “Abbiamo altresì confermato risolutamente l’esigenza ora di costruire un governo di svolta e discontinuità… Sia chiaro che non c’è alcuna staffetta da proseguire e non c’è alcun testimone da raccogliere, semmai una nuova sfida da cominciare”.

 

Dalle parole pronunciate da Zingaretti alla direzione del partito, l’accordo sul nome di Giuseppe Conte sembra prevedere, come contropartita, la designazione di un singolo vicepremier di provenienza democratica. Nessuno spazio, dunque, per una nuova dialettica fra vicepremier opposti.

“Il M5S, ed è legittimo, rivendica la presidenza del governo. Ha rifiutato altre ipotesi. E in questa scelta è inciso il superamento di un modello sul quale si fondava il vecchio governo. Una figura condivisa e due vice espressione dei due partiti della coalizione. Questo modello non c’è più”, aveva detto Zingaretti in mattinata incassando un consenso pressoché unanime.

Manca, tuttavia, una conferma da parte dei pentastellati sul fatto che Di Maio possa effettivamente rinunciare alla carica finora ricoperta a Palazzo Chigi. Questo, oltre alla già annunciata consultazione con la base pentastellata sulla piattaforma Rousseau, è il principale nodo ancora da sciogliere prima che il governo giallorosso possa dirsi definitivamente pronto a partire.