Zingales, per ridare fiducia nelle banche via le mele marce

9 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Per restituire la fiducia persa nel settore bancario italiano, bisogna rafforzare il capitale degli istituti di credito con l’aiuto dello stato, passare alla liquidazione delle banche, azzerare i vertici e sanzionare i banchieri pregiudicati. È un processo semplice sulla carta, ma non è stato ancora portato a termine per difendere la poltrona di qualche manager di alto profilo.

Sono le principali ricette per curare i tanti mail del settore elencate da Luigi Zingales nel suo editoriale pubblicato sulle pagine di L’Espresso. Secondo Mil van Dulken di Accendo Markets, le banche sono travolte da un “cocktail di rischi pericoloso”. Nel caso italiano il primo nodo da risolvere riguarda la pulizia dei bilanci dai crediti inesigibili, anche detti Non performing loans (Npl).

“Per restituire ai depositanti la necessaria fiducia, quindi, esiste solo un modo: aumentare il capitale azionario. Lo Stato deve forzare quest’aumento con un aut aut: o le banche si ricapitalizzano sul mercato, o le ricapitalizza lui, forzando un ricambio totale del management. Di fronte a questa scelta, tutte le banche solventi – che sono la maggior parte – si affretteranno a ricapitalizzarsi sul mercato”.

Il professore di economia all’università Booth di Chicago questa volta non chiede il rinvio delle norme europee sul bail-in, come aveva già fatto a fine gennaio, bensì propone una soluzione ancora più audace, secondo i critici ai confini della realtà.

Il controllo delle altre banche “verrà temporaneamente assunto dallo Stato, che provvederà a liquidarle in modo ordinato. In questo modo, si elimina l’incertezza che oggi attanaglia il sistema e rischia di far fallire anche le banche solide. In aggiunta, la ricapitalizzazione permetterà alle banche di riprendere a prestare, favorendo la crescita economica. Se è così semplice, perché non è ancora stato fatto? Perché mette a rischio la poltrona di molti banchieri”.

Così si rischia di creare voragine nei conti pubblici

I problemi della soluzione offerta da Zingales, come sottolinea l’analista Mario Seminerio sul suo blog, sono due. Innanzitutto che il supporto statale costa un bel po’ di soldi e in questo momento il governo italiano non ha leva fiscale a sufficiente.

Zingales parla di “controllo temporaneo” delle banche, cioè di nazionalizzazione “a termine”. Di solito, questo processo implica che il governo, dopo aver risanato la banca nazionalizzata, la rivende sul mercato, come dice Seminerio, portfolio manager di vari fondi comuni d’investimento.

L’originalità della proposta di Zingales sta nel fatto che le banche non verrebbeo rivendute ma direttamente liquidate, con l’azzeramento dei vertici e la punizione dei banchieri pregiudicati. Il blogger, che ha idee evidentemente ancora più neoliberali di Zingales, osserva che “se lo stato spende soldi per nazionalizzare le banche e poi le liquida anziché rivenderle” il rischio è che il giochino finisca per “produrre voragini nei conti pubblici?”

“Sorge il sospetto che questa ‘soluzione’ non sia ancora stata adottata non solo e non tanto per le ovvie resistenze dei gruppi di controllo, ma “per l’esito implosivo del sistema bancario che essa indurrebbe”.

Fonte: Phastidio