Zingales: “Chi dovrebbe cambiare è la Germania”

17 Aprile 2019, di Alessandra Caparello

Se la recessione dovesse rivelarsi pesante ci attende una tempesta finanziaria. Così Luigi Zingales, famoso economista e professore alla Scuola di business Chicago Booth, dalle pagine de La Stampa commenta la situazione italiana e i rischi che corriamo dopo l’estate soprattutto.

La verità è che siamo in una stagnazione ventennale perché non facciamo le riforme strutturali. Ma se la domanda è dove troviamo i miliardi per la finanziaria si tratta di un tema fiscale, legato al ciclo economico, per cui dubito che la Commissione peggiorerebbe la situazione forzando l’Italia a stare nei parametri (…) Non avendo fatto le riforme rischiamo dei guai (…) Dipende da che Europa ci sarà e da chi sarà il nuovo governatore della Bce. Ricordiamoci che lo spread non è sceso con le riforme di Monti, ma quando Draghi ha detto “whatever it takes”.

E alla domanda se vede proprio il governatore della banca centrale europea a capo di un possibile governo tecnico in Italia, Zingales risponde:

«E’ una persona straordinaria, ma non basta. Se arriva una tempesta ci vuole un Draghi alla Bce. L’Europa è stata fortunata ad averlo durante la crisi. Con un altro come Trichet l’euro non sarebbe sopravvissuto. Dunque speriamo in un successore all’altezza.

Zingales non promuove appieno il governo gialloverde sbandierato come governo del cambiamento.

Non c’è stato un grande cambiamento, ma una battaglia per due misure dal grande impatto politico come quota 100 e reddito di cittadinanza. La prima non l’avrei fatta, mentre paradossalmente la seconda può portare un po’ di domanda, infatti i servizi scendono meno della manifattura.

Tuttavia il famoso economista punta il dito contro la Germania.

Finora abbiamo avuto un’egemonia culturale tedesca che ha imposto una disciplina molto severa a tutti e particolarmente all’Italia. Chi dovrebbe cambiare è la Germania, che ha lo spazio fiscale per fare una manovra espansiva. Il loro ministro dell’Economia ha lanciato un piano di sviluppo basato sul nazionalismo economico proponendo di sussidiare le imprese di Stato. Se lo dicessero i grillini sarebbe uno scandalo.