#WSICall, Rosti (Vanguard): “Alto turnover in portafoglio non paga. Megatrend, a volte è solo marketing”

22 Maggio 2020, di Alessandro Chiatto

Le gestioni con un alto turnover in portafoglio sono quelle che performano peggio. E’ cio che emerge da uno studio di Vanguard, che ha analizzato i risultati queste gestioni, confrontandole con quelli delle gestioni passive e attive che non si discostano dal benchmark di riferimento e caratterizzate da una bassa movimentazione del portafoglio, partendo dal 2003 fino al 2018. Di questo e molto altro ne abbiamo parlato insieme a Simone Rosti, responsabile di Vanguard per l’Italia, protagonista della nostra #WSICall: “Vanguard anche se spesso è conosciuta per la capacità di replicare indici con il proprio bagaglio passivo, è anche un grande gestore attivo. Quello che per noi conta sono due aspetti: i costi bassi, sia per attivo sia per passivo; un metodo di gestione delle strategie attive che non sia prettamente tattico e orientato al trading, ma che sia una costruzione di valore, di alpha, nel lungo periodo. Secondo il nostro studio, in 15 anni, le gestioni ad alto turnover, con un cambio di titoli in portafoglio molto frequente e con costi rilevanti e con un discostamento dal benchmark elevato, sono tra le gestioni che performano peggio. Riteniamo che la gestione attiva e passiva non siano in conflitto, ma dobbiamo distinguere tra una gestione attiva dalla quale si estrae valore da una orientata al trading molto tattico. Quest’ultime nella maggior parte dei casi, falliscono il loro mandato”. 

Il mercato degli Etf: 2020 comunque da protagonista

Il Covid-19 ha dato una botta notevole a marzo anche al mercato degli Etf: “Il percorso che si è seguito da inizio anno è stato molto volatile, come d’altronde i mercati. Nei primi due mesi, abbiamo avuto 17-18 miliardi di dollari di nuovi flussi sul mercato europeo, salvo deflussi nel mese di marzo per 26 miliardi. Questo perché gli Etf sono stati usati come cash generator per gli investitori, che hanno smobilitato lo strumento più liquido e che permette di uscire dal mercato al prezzo più fair. Il mese di aprile segna una nuova raccolta di circa 9 miliardi di dollari, che porta sulla parità l’andamento da inizio anno, un ottimo risultato considerato che i primi segnali di maggio continuano a rafforzare la raccolta positiva. Immaginiamo che se il mercato non tornerà sui livelli di volatilità del mese di marzo, i livelli continueranno a crescere”. Alcuni hanno puntato il dito su un mese di marzo orribile per il mercato degli Etf, ma il 2020 non sarà l’anno che ne sancirà la fine“Quando avviene una crisi che mette in luce il vero valore degli Etf lo ritengo un elemento positivo. Gli Etf vengono messi sotto accusa spesso da chi utilizza strumenti che in linea teorica possono avere un senso ma nella pratica non si realizzano mai. E’ successo nel 2008, nel 2011 e anche nel 2020: gli Etf sotto stress non solo deliverano quello che è richiesto, la replica dell’indice, ma lo fanno anche con molta efficienza. Gli Etf non sono stato un veicolo di aggravio della crisi, ma invece uno strumento che ha permesso ai mercati di funzionare bene. Se le banche centrali decidono di investire in certe asset class tramite gli Etf vuol dire che sono strumenti efficienti. E’ successo con la Bank of Japan, che ha deciso di acquistare Etf azionari, è riemerso quest’anno con la Federal Reserve, che ha deciso di includere nelle sue operazioni di sostegno all’economia anche gli acquisti di Etf esposti in bond societari statunitensi. Il mercato non solo non ha smesso di crescere, ma continua a crescere a ritmi importanti. E c’è ancora molto spazio, perché oggi il mercato degli Etf rappresenta ancora meno del 18%  di tutto il mercato europeo e, con questi ritmi, arriveremo vicino ai dati americani, che sono intorno al 40%”.

Megatrend, perché Vanguard “non ci crede”

“Il miglior modo per garantire performance nel lungo termine sia costruire un portafoglio con le tradizionali classi di investimento. Le aree su cui abbiamo investito di più son quelle dei benchmark core tradizionali che costituiscono la parte più importante di un portafoglio dell’investitore. Il vero valore, la vera perfomance, deriva al 90% dall’asset allocation: se la si costruisce in modo molto core, si arriverà a dei risultati nel lungo termine. Il tema dei tematici è lontano dalla nostra filosofia: ci sono certamente dei temi interessanti, spesso correlati al mercato sottostante, mentre in altri casi li vediamo come strumenti di marketing. Noi continuiamo a investire sul tema ESG, dove siamo presenti come fondi passivi, e sulla qualità dei nostri indici che replichiamo sia tramite Etf sia tramite fondi, ma anche aggiungendo strategie a gestione attiva nuova”.