Jens Weidmann: “progetto Eurozona è insostenibile”

21 Dicembre 2017, di Alberto Battaglia

L’Eurozona non è stata stabilizzata su basi sostenibili”: lo ha dichiarato alla presenza dell’International Club of Frankfurt Economic Journalists il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, considerato fra i possibili successori di Mario Draghi alla Bce.

Secondo Weidmann la creazione di fondi condivisi per affrontare le crisi nell’Eurozona avrebbe indebolito il principio di responsabilità individuale. In altre parole, avrebbe incentivato i Paesi più esposti all’indebitamento ad appoggiarsi sui partner finanziariamente più solidi.

I commenti del presidente della Bundesbank avvengono in un momento cruciale del dibattito sulle riforme necessarie per stabilizzare l’Eurozona; secondo quanto proposto dal presidente francese Emmanuel Macron andrebbero potenziate le spese condivise su scala europea in materia di difesa, migrazione, clima.

I rischi, ha sottolineato, devono essere presi solo da coloro che hanno il potere decisionale di farlo, secondo Weidmann, “per me questa è la cartina di tornasole delle proposte di riforma dell’Area dell’euro”: aumentare la solidarietà fra Paesi, per dirla secondo il gergo economico, aumenterebbe il rischio di azzardo morale.

Il vero bersaglio delle critiche, però, è la proposta, già lanciata dalla Commissione Ue, di creare un Fondo monetario europeo, che accresca il perimetro d’azione dell’attuale Esm (o fondo Salva-stati). Mettere insieme un fondo comune che fornisca prestiti ai paesi che subiscono shock economici asimmetrici (sulla falsariga del Fmi) è “superfluo e non porta raggiungere l’obiettivo desiderato”.

L’assenza di strumenti d’intervento di questo tipo espone i Paesi più vulnerabili a speculazioni finanziarie e, potenzialmente, a scontare i più elevati tassi d’interesse dovuti al fatto di dover essere responsabili della sostenibilità del proprio debito pubblico, e, soprattutto, dei propri conti con l’estero.

Secondo Weidmann, tuttavia, fornire la rassicurazione di uno strumento finanziario di sostegno ai Paesi più vulnerabili ne disincentiverebbe il rigore fiscale, con possibili trasferimenti a carico dei Paesi più solidi. “Gli investitori”, ha dichiarato, “devono capire che si stanno assumendo un rischio se comprano titoli governativi di Paesi con finanze poco solide”.