Wall Street su, esposizione bond ai minimi in due anni

18 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Wall Street in rialzo, dopo la pubblicazione di alcuni dati cruciali provenienti dal fronte macroeconomico. Apparentemente positivi i numeri del mercato edilizio, visto che nel mese di maggio i nuovi cantieri hanno segnato un balzo +6,8% a 914.000 unità, dopo il forte ribasso dello scorso mese. Il dato è stato però peggiore delle previsioni, visto che gli analisti avevano stimato una crescita maggiore, a 950.000 unità. Inoltre, i permessi di costruzione, che anticipano l’attività edilizia in futuro, hanno segnato un calo. Detto questo, gli investitori guardano con favore all’indicatore, che conferma la ripresa del settore edilizio.

Passate le 16 ora italiana, il Dow Jones sale +0,43% a 15.245,50 punti; il Nasdaq +0,24% a 1.643,03. Lo S&P 500 +0,24% a 1.643,03.

Sul fronte dell’inflazione, l’indice dei prezzi al consumo è salito di appena +0,1% a maggio su base mensile e +1,4% su base annua. Su base annua la componente core è avanzata +1,7%; si tratta di un livello più che tollerabile, che dimostra come l’aumento delle pressioni inflazionistiche non sia proprio un problema con cui la Fed deve fare i conti, almeno per ora.

Inizia oggi la riunione del Fomc – il braccio di politica monetaria della Fed – che terminerà nella giornata di domani con l’annuncio sui tassi di interesse e soprattutto con le dichiarazioni di Ben Bernanke, sulla possibile adozione di una exit strategy dalle politiche monetarie accomodanti di quantitative easing.

Da segnalare che le iniezioni di liquidità della Fed negli ultimi anni e gli utili aziendali solidi hanno permesso a Wall Street di entrare nel mercato toro per il quinto anno consecutivo; lo S&P 500 ha guadagnato ben +143% dal minimo in 12 anni testato nel 2009. L’indice rimane in calo -1,8% dal massimo assoluto testato lo scorso 21 maggio.

L’economista Nouriel Roubini lancia intanto un avvertimento, mettendo in evidenza i rischi di una riduzione delle misure di stimoli e parlando anche della possibilità che si presenti una grande bolla.

In questo contesto, desta preoccupazioni anche il mercato dei bond Usa, che sarebbe praticamente simile a uno schema Ponzi, a causa delle iniezioni di “droga” operate dalle banche centrali.

Focus sul sondaggio stilato da Bank of America, che mette in evidenza la decisione degli investitori di tagliare l’esposizione verso i bond al minimo in quasi due anni.

Stando ai dati di Bank of America, una percentuale pari al 50% dei gestori di fondi globali, ha ammesso che al momento preferisce detenere meno bond. La percentuale di gestori overweight sull’azionario è salita contestualmente dal 41% al 48%, e a essere acquistati sono soprattutto titoli Usa ed europei.

L’esposizione verso i mercati azionari emergenti è scesa invece al minimo dal dicembre del 2008. “Il sentiment degli investitori è stato sorprendentemente resistente nelle ultime settimane, nonostante il balzo della volatilità sui mercati finanziari – ha commentato in una nota agli investitori segnalata da Bloomberg Michael Hartnett, responsabile strategia degli investimenti presso la divisione di Merrill Lynch di Bank of America – I nostri dati mostrano una capitolazione dei flussi in bond; nessuna capitolazione ha colpito invece i mercati azionari europei e americani. Il 25% dei gestori si definisce overweight su Wall Street”.

“Gli investitori stanno optando per un atteggiamento attendista, di wait and see, in attesa del verdetto della Fed”, ha scritto in una nota riportata da Marketwatch Chris Beauchamp, analista di mercato presso IG.

“L’inflazione è bassa negli Stati Uniti in questo momento, e questo significa che la Fed ha più tempo per attendere gli eventuali miglioramenti sul mercato del lavoro, prima di iniziare a staccare la spina” del QE, hanno riferito gli analisti di Danske Daily. E Dean Maki, responsabile economista Usa di Barclays, sottolinea: “Non c’è alcuna ragione per fare nuove promesse sulla exit strategy, visto che questa dipenderà molto dai dati macro”.

In ambito valutario, l’euro +0,13% a $1,3384 dopo aver testato $1,34; dollaro/yen +1,11% a JPY 95,54, euro/franco -0,14% a CHF 1,2313.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio +0,38% a $98,14 al barile, le quotazioni dell’oro (contratti con scadenza agosto) -0,69% a $1.373,20 l’oncia. Venduti i Treasuries a scadenza decennale, con i rendimenti che salgono +1,16% al 2,21%. Nell’ultimo anno i tassi hanno guadagnato ben 61 punti base, di cui 23 solo nell’ultimo mese.

Un sondaggio di Cnbc mette invece in luce come gli strategist credano che il contratto WTI tornerà a $100 al barile questa settimana: i prezzi hanno già recuperato terreno e viaggiano al massimo in nove mesi.

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